ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

giovedì 12 settembre 2019

La loro “squadra”

Istituto GP2, la rivoluzione di Paglia è "sovranista"

La presentazione ieri dell'offerta formativa del nuovo Istituto Giovanni Paolo II su matrimonio e famiglia conferma la rivoluzione iniziata questa estate da monsignor Vincenzo Paglia. Confermato il licenziamento e il ridimensionamento dei docenti che maggiormente rappresentavano la tradizione dell'Istituto (polacchi, spagnoli, tedeschi) entra una pattuglia di soli italiani, guidati dai moralisti Maurizio Chiodi e Pier Davide Guenzi, noti per le loro aperture su omosessualità e contraccezione e per invocare il superamento dell'enciclica Humanae Vitae. Clamorosa falsità affermata sul riconoscimento dei titoli accademici.


La rivoluzione all’Istituto Giovanni Paolo II avanza implacabile. Dopo il golpe di mezza estate operato dal Gran Cancelliere dell’istituto, monsignor Vincenzo Paglia, con relativo strascico di proteste e polemiche (clicca qui), ieri è stata presentata la nuova offerta formativa, vale a dire corsi, insegnamenti e nuovi docenti. Nessuna risposta alle obiezioni che sono arrivate da molte parti; nessuna risposta agli appelli di studenti e professori a ritirare il siluramento dei principali docenti che garantivano la fedeltà all’approccio voluto da san Giovanni Paolo II per gli studi su matrimonio e famiglia, monsignor Livio Melina e padre José Noriega; nessuna risposta neanche all’ultimo tentativo, avanzato nei giorni scorsi dal (forse ex) vice-preside José Granados, di trovare una soluzione che evitasse la rottura definitiva con la storia e la missione originale dell’istituto. Nulla. Perfettamente in linea con l’andazzo generale ai vertici della Chiesa dove è ormai invalsa l’abitudine di ignorare domande, dubbi, perplessità, nella convinzione che tanto, prima o poi, i “contestatori” perdono forza.

Quindi monsignor Paglia e il preside, monsignor Pierangelo Sequeri, vanno dritti per la loro strada e hanno presentato la loro “squadra”. Otto volti nuovi, nel segno del “sovranismo”: via i docenti polacchi, che evidentemente ricordano troppo san Giovanni Paolo II; diminuita la presenza spagnola; messi ai margini un docente tedesco e una rumena; dentro un gruppetto di soli italiani, che hanno come merito principale la vicinanza a monsignor Paglia. Tra questi spiccano senz’altro i nomi dei teologi moralisti don Maurizio Chiodi e don Pier Davide Guenzi, che, sostituendosi a Melina e Noriega, meglio di ogni altro discorso spiegano l’indirizzo del nuovo corso in opposizione a ciò che l’Istituto Giovanni Paolo II è sempre stato.

I due sono noti soprattutto per le loro aperture in fatto di omosessualità, gender e contraccezione («Ci sono casi – ha detto Chiodi qualche tempo fa in un intervento all’Università Gregoriana – che proprio per responsabilità richiedono la “contraccezione”»); per la messa in discussione degli assoluti morali; per sostenere il superamento di Humanae Vitae, il vero nodo che sta alla base della guerra per il Giovanni Paolo II.

Fa perciò sorridere (amaro) il tentativo di monsignor Sequeri di minimizzare quanto accaduto e le contestazioni, affermando che ora l’offerta formativa metterà a tacere le critiche che si basavano soltanto su «una preoccupazione congetturale», mentre ora si può vedere che «la tradizione dell’Istituto è rispettata» e che «l’innovazione è un valore aggiunto». Balle.

In realtà a un primo sguardo, oltre alla differenza dei docenti, si nota un impoverimento dei corsi e delle proposte, nonché il mancato rispetto dell’opzione di poter continuare con il vecchio ordinamento per gli studenti già iscritti negli anni precedenti. Opzione peraltro prevista dai nuovi Statuti, ma che nei fatti si riduce a pochi corsi secondari. Del resto se si licenziano i professori che nel vecchio ordinamento tenevano i corsi principali è ovvio che la continuità non si possa garantire.

Oltre a questo dalla presentazione che accompagna la nuova offerta formativaemerge un’altra questione grave. Dice infatti monsignor Sequeri che ora gli studenti potranno godere di  «titoli accademici di validità canonica universale», lasciando intendere che finora i titoli non avevano questo riconoscimento. E infatti nel comunicato stampa che ha annunciato la pubblicazione dell’offerta formativa troviamo scritto che «I titoli rilasciati dall’Istituto sono finalmente e pienamente riconosciuti canonicamente, secondo le indicazioni della relazione sull’Istituto fornita nel 2014 dall’AVEPRO che evidenziava punti gravemente problematici».

Senonché questa affermazione risulta gravemente falsa. A quanto ci è dato sapere i titoli accademici rilasciati dall’Istituto Giovanni Paolo II erano già pienamente riconosciuti a livello canonico, mentre non si capisce su che base lo saranno ora, visto il radicale cambiamento e un’offerta formativa che è stata annunciata appena ieri, quindi tutta da valutare. Non solo: la relazione del 2014 cui si fa riferimento era stata ampiamente positiva al contrario di quanto è scritto nel comunicato di Paglia e Sequeri. L’AVEPRO è l’Agenzia della Santa Sede per la Valutazione e la Promozione della Qualità delle Università e Facoltà Ecclesiastiche e nella relazione della Commissione esterna che ha valutato l’Istituto Giovanni Paolo II nel 2014, troviamo scritto tra l’altro: «In tale quadro di riferimento, l’Istituto si presenta come una realtà solida che, nel corso degli anni, è andata crescendo insieme con la sua proposta formativa e i mezzi necessari per assicurare competenza e qualità. La forte motivazione che unisce Docenti e Studenti, come pure il Personale non docente, favorisce e sostiene il lavoro propriamente accademico di docenza e studio, nonché il lavoro della ricerca» (la relazione è liberamente consultabile qui).

Menzogne dunque per gettare fumo negli occhi e far apparire grande un’operazione che invece fa acqua da tutte le parti. Basterebbe anche solo questo per capire con chi si ha a che fare.

Riccardo Cascioli

- IL DOSSIER: ASSALTO ALL'ISTITUTO GIOVANNI PAOLO II

http://www.lanuovabq.it/it/istituto-gp2-la-rivoluzione-di-paglia-e-sovranista

Radicali in basilica. Sepe ci evita, ma c'è un popolo

Il cardinale Sepe non è ancora intervenuto pubblicamente sul congresso del Partito Radicale nella Basilica di San Giovanni e evita di parlare con la Bussola. Nel frattempo arrivano centinaia di messaggi di sostegno al parroco che vuole ripristinare esclusivamente il culto in basilica. Il dramma di una Chiesa di fedeli appassionati e di un pastore in silenzio per non dispiacere interessi privati e mondani. 
-UN FIUME DI LETTORI CON DON SALVATORE


Un forte contrasto sta animando in queste ore l’annosa vicenda della basilica di San Giovanni Maggiore e del congresso dei Radicali a Napoli. 

Da un lato le centinaia di e-mail e post di incoraggiamento al parroco don Salvatore Giuliano arrivate alla Nuova BQ da quando ha lanciato l’appello a sostenere il sacerdote che non vuole concedere la chiesa alla Rosa nel pugno perpetrando la più scandalosa delle profanazioni. 

Dall’altro il silenzio assordante della Chiesa di Napoli che non ha ancora deciso pubblicamente il da farsi. Cancellare il congresso o fare finta di niente? Oppure più nascostamente cancellare il congresso ma non mettendoci la faccia e continuare come si è sempre fatto? Con gli eventi, con le mostre, i concerti, gli scandali? I sacrilegi?

Dalle parole dei lettori pervenuteci in redazione si nota che c’è un popolo maturo, che teme Dio, che è divorato dallo zelo per la sua casa, che ci mette la faccia per ribadire ciò che anni di pressapochismo pastorale hanno derubircato ormai a vuoto ideale: la casa di Dio solo per pregare e per nient’altro perché nient’altro era la volontà di chi, i nostri progenitori, con sacrifico hanno costruito quando hanno eretto quelle chiese. Perché nient’altro è ciò per cui un luogo di culto è destinato ad essere.  

Dall’altro lato emerge l’immagine triste e solitaria di un pastore che ha abbandonato le sue pecore, al cui odore preferisce l’eau de toilette del pensiero mondano e che si mette paura nel dispiacere il partito Radicale, compagine svuotata di elettori, ma ancora forte nel pensiero debole della nostra contemporaneità della quale ha orientato ideologicamente le istanze e gli approdi: aborto, eutanasia, spinello libero. Solo per queste tre battaglie basterebbe fermarli alla porta dicendo loro: non vi conosco. 

Paura, opportunità, promesse alla Fondazione che reclama, contratto alla mano, il diritto di usare di quella chiesa a piacimento non secondo il volere dell’unico padrone di casa, che non è il cardinale Crescezio Sepe, ma è l’unico Signore al quale tutti dovrebbero inchinarsi.

Ma anche il disprezzo per gli altri. Nel corso della giornata di ieri il cellulare del portavoce del vescovo di Napoli ha squillato molto. Ma a vuoto. Si cercava una presa di posizione ufficiale su una vicenda scandalosa. Che non è arrivata. Ci si è accontentati di un articolo del Corriere del Mezzogiorno che, facendo parlare il presidente della Fondazione degli Ingegneri, Luigi Vinci, accennava al fatto che in realtà la curia avrebbe già detto no e che quindi i Radicali dovranno cercarsi un’altra sede per il loro congresso.

Non è così che ci si comporta. Con i fedeli, con i giornalisti, con l’opinione pubblica. Se i Radicali dovranno andare a cercarsi un’altra sede è dal vescovo Sepe che dobbiamo venire a saperlo, non per interposta persona. Perché è ai fedeli, ai giornalisti e all’opinione pubblica che Sepe deve dare una spiegazione sul perché una chiesa invece di essere dedicata al culto deve essere umiliata come contenitore a uso e consumo di business più o meno pelosi. 

Ed è ai fedeli che Sepe deve spiegare e giustificare come intenderà proseguire la collaborazione con la Fondazione che incontrerà domani mattina insieme a un sacerdote che ha già detto di non volere una coabitazione forzata con chi usa la chiesa di volta in volta come teatro o sala polivalente e non come luogo santo nel quale si ripete il mistero della nuova creazione attraverso il sacrificio della croce. Possibile che non ci sia più nessuno ai piani alti della Chiesa napoletana che non riesca più a percepire la abissale distanza, l’immensa inappropriatezza segnata dalla coabitazione scriteriata in un unico edificio del sacrificio incruento dell’altare con il vuoto e misero belare umano travestito di utilità sociale? 

Andrea Zambrano

http://www.lanuovabq.it/it/radicali-in-basilica-sepe-ci-evita-ma-ce-un-popolo

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