ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

lunedì 7 ottobre 2013

Le encicliche hanno un nuovo formato: l'intervista

È la modalità preferita da papa Francesco per parlare ai fedeli e al mondo. Con tutti i rischi del caso. Pietro De Marco analizza criticamente i primi atti di questo "magistero" 

di Sandro Magister

ROMA, 7 ottobre 2013 – Passano i giorni e le due interviste di papa Francesco al gesuita Antonio Spadaro, direttore de "La Civiltà Cattolica", e all'ateo professo Eugenio Scalfari, fondatore del principale quotidiano laico italiano, "la Repubblica", appaiono sempre di più come pietre miliari di questo inizio di pontificato.

In esse Jorge Mario Bergoglio dichiara i suoi criteri ispiratori, dice come vede lo stato attuale della Chiesa, indica le sue priorità, enuncia il suo programma.

È anche molto esplicito nel marcare i punti su cui prende le distanze dai suoi predecessori Benedetto XVI e Giovanni Paolo II:

domenica 6 ottobre 2013

VENGA A PRENDERE IL CAFFE’ DA ME…

(In margine all’udienza privata concessa da papa Bergoglio al sig. Eugenio Scalfari il 24 settembre 2013).

Avevamo, in una nostra precedente nota (Fino a quando?), pronunciato voto perpetuo di silenzio su tutto quanto papa Bergoglio avrebbe detto o scritto, ammettendo la nostra stanchezza e l’impossibilità di star dietro a quantità omeriche di affermazioni che non ci peritiamo di ritenere eretiche e devianti. Infastidisce, innanzi tutto, questa maniacale esposizione massmediatica giornaliera, e contemporaneamente questo suo stravolgere, capovolgere e umiliare in senso antropologico, modernista e giacobino l’immagine di sé, pontefice cattolico, VICARIO DI CRISTO, ridotto in un qualunque sciatto personaggio, “uno come tanti, uno come voi” che dicono la sua ma non si preoccupano di dire quella di Dio. 

Scalfari e i primi venerdì del mese...




Non mi importa che Scalfari continui a dire che non gliene importa di Dio, che lui all’anima non crede, che… tutte le parole con cui vuole difendere la sua posizione.
Mi importa che il Papa Francesco tenti, con sovrana libertà, di aprire le porte del suo proprio cuore e del cuore dell’altro a una misura più grande, ad orizzonti più veri.
Certo, quello che corre il Papa nel dialogo con Scalfari è un bel rischio: del giornalista si può dire che «ne sa una più del diavolo», e che conosce bene il suo mestiere, e che sa portare dalla sua parte le affermazioni più diverse. Abbiamo visto che ne è della «verità non assoluta», o di quell’amore a Gesù che è iniziato «quando ha abbandonato la fede della Chiesa»…

FERRARA vs. PAPA

/ Francesco spiazza gli atei devoti (e i cattolici) alla ricerca del Nemico


Caro direttore,
da qualche tempo il mondo culturale che ruota attorno al Foglio di Giuliano Ferrara mostra una certa insoddisfazione. La svolta gesuitica della Chiesa cattolica, guidata dal primo latino-americano della storia, ha frenato la determinazione e gli entusiasmi provenienti dall'universo degli "atei devoti". 
La preoccupazione di cui questo mondo si fa portavoce è, in realtà, più diffusa di quanto non si pensi in certi settori conservatori del cattolicesimo, attoniti per l'armistizio firmato da Francesco con la cultura moderna, convinti fino a un certo punto della continuità piena tra il pontificato del Papa tedesco e quello attuale.

Quando la talare faceva Santi

Il beato Rivi: "“Era troppo piccolo per avere nemici”

Rolando Rivi, nuovo beato
ROLANDO RIVI, NUOVO BEATO

Card. Amato ha presieduto il rito per il seminarista ucciso dai partigiani comunisti. Oggi il Papa l'ha definito “eroico testimone del Vangelo” e grande “esempio per i giovani”

Papa Francesco nell'Angelus di oggi l'ha ricordato così: “Un seminarista ucciso nel 1945, quando aveva 14 anni, in odio alla sua fede, colpevole solo di indossare la veste talare in quel periodo di violenza scatenata contro il clero, che alzava la voce a condannare in nome di Dio gli eccidi dell’immediato dopoguerra. Ma la fede in Gesù vince lo spirito del mondo! Rendiamo grazie a Dio per questo giovane martire, eroico testimone del Vangelo”.

La nuovelle frontière modernista

Bergoglio, Ratzinger e Wojtyla, analogie e differenze

Bergoglio, Ratzinger e Wojtyla, analogie e differenze
Bergoglio non intende solo, come è largamente richiesto, ripulire la curia, ma anche inventare una nuova pastorale, che si lascia alle spalle «la solenne sciocchezza del proselitismo» e accetta gli uomini per quel che sono, non li giudica, ma li consola e conforta.

Ma Dante è cattolico?

Per il catto-clericale parrebbe di no. Poco importa che la Divina Commedia sia da sempre ritenuta una rappresentazione sublime della teologia tomistica.
Dante ha osato criticare il Papa. Peggio, l’ha piazzato all’Inferno. E questo basta per farne un proto-protestante. O un proto-tradizionalista, fate voi.

Assurdo, ovviamente. Ma non per il catto-clericale.

SAN FRANCESCO D'ASSISI




di Francesco Colafemmina

Se tutto il pontificato di Papa Francesco dovesse rivelarsi una ripetizione della giornata di Assisi, allora dubito che si sarebbe potuto chiedere di più allo Spirito Santo. Una giornata perfetta! Sono passati mesi e ormai sono rimasti in pochi a far le pulci al Papa: questo sì, questo no, questo forse. No, in realtà non si tratta di esaminare ogni dettaglio e criticare. Ci sono oggettivi problemi che derivano da una eccessiva confusione. Ma la confusione non nasce ora, è in circolazione da decenni. Qui servirebbe avere una visione univoca e chiara e purtroppo la visione manca a molti nella Chiesa, anche a coloro che non sono "progressisti", che non hanno vissuto gli ultimi 50 anni con l'ansia e l'obiettivo di "cambiare volto alla Chiesa".