È la modalità preferita da papa Francesco per parlare ai
fedeli e al mondo. Con tutti i rischi del caso. Pietro De Marco analizza
criticamente i primi atti di questo "magistero"
di Sandro Magister
ROMA, 7 ottobre 2013 – Passano i giorni e le due interviste di papa Francesco
al gesuita Antonio Spadaro, direttore de "La Civiltà Cattolica", e
all'ateo professo Eugenio Scalfari, fondatore del principale quotidiano laico
italiano, "la Repubblica", appaiono sempre di più come pietre miliari
di questo inizio di pontificato.
In esse Jorge Mario Bergoglio dichiara i suoi criteri ispiratori, dice come vede lo stato attuale della Chiesa, indica le sue priorità, enuncia il suo programma.
È anche molto esplicito nel marcare i punti su cui prende le distanze dai suoi predecessori Benedetto XVI e Giovanni Paolo II:
In esse Jorge Mario Bergoglio dichiara i suoi criteri ispiratori, dice come vede lo stato attuale della Chiesa, indica le sue priorità, enuncia il suo programma.
È anche molto esplicito nel marcare i punti su cui prende le distanze dai suoi predecessori Benedetto XVI e Giovanni Paolo II:
