ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

lunedì 30 maggio 2016

Deciderà la storia?

Il Papato al tempo della Amoris LaetitiaDalla Civiltà Cattolica al cardinale Schönborn, in molti sostengono che la grande novità della Amoris Laetitia sia il linguaggio, che si vuole più aderente alla concretezza esistenziale. Ma ciò pone anche un problema: finora i Papi intervenivano per chiarire e definire, qui invece si vuole porre problemi, aprire processi su cui deciderà la storia. È una nuova concezione del Papato.

Il Linguaggio dell’Esortazione apostolica Amoris Laetitia ha fin da subito attirato l’attenzione su di sé, prima e forse più dei contenuti. Su La Civiltà Cattolica del 14 maggio si parla di «rinnovamento del linguaggio ecclesiale». Il cardinale Schönborn, in occasione della conferenza stampa di presentazione in Vaticano, aveva detto che la Amoris Laetitia è un «avvenimento linguistico». Forse, il cardinale Kasper si riferiva proprio a questo aspetto quando anticipò che l’Esortazione sarebbe stata una «rivoluzione».

domenica 29 maggio 2016

Sotto il manto della Vergine

                           Ex oriente lux

ÅÐÉÓÊÅØÇ ÔÏÕ ÐÑÏÅÄÑÏÕ ÔÇÓ ÑÙÓÉÁÓ ÂËÁÍÔÉÌÉÑ ÐÏÕÔÉÍ ÓÔÏ ÁÃÉÏÍ ÏÑÏÓ (POOL/ÊÙÓÔÁÓ ÔÓÉÑÙÍÇÓ)

Ho seguito con grande interesse il viaggio del Presidente Putin in Grecia e sull’Athos. Una scelta di certo non usuale per un capo di stato, specialmente in quest’epoca nella quale si fa a gara nell’esibire il proprio ateismo o la propria indifferenza religiosa. Putin ha inteso celebrare ufficialmente i 1000 anni di monachesimo russo, ma questa è la seconda volta in cui visita l’isola della Vergine. Putin ha fatto richiesta ufficiale, come ogni altro pellegrino, alla Chiesa Ellenica e al Patriarcato di Costantinopoli. E’ arrivato a Karyés accompagnato dal suono delle campane, un onore mai tributato ad un capo di stato.

Umiliatevi anche voi, perché siate da lui esaltati..

Circa le donne che si accostano alla Comunione vestite indecentemente

Molte donne, specialmente nei mesi estivi, vanno a Messa vestite con abiti spudorati, e così svestite osano addirittura accostarsi alla Sacra Mensa. Ecco cosa scrisse in proposito Don Giuseppe Frassinetti, un pio, dotto e zelantissimo sacerdote genovese del XIX secolo, autore di numerosi libri edificanti. Per rendere più agevole la lettura ho tradotto in italiano corrente qualche termine desueto.


Per le donne che si accostano alla Sacra Mensa vestite indecentemente. 

“Finché continuerà la repressione”?

La UE proroga le sanzioni alla Siria per un altro anno: Mons. Marayati (Aleppo), “politica che sconcerta. Sofferenze inflitte alla popolazione””


Il Consiglio dell’Unione Europea ha deciso di estendere fino al 1° giugno 2017 le sanzioni decretate contro la Siria. La decisione è stata annunciata da Bruxelles ieri con un freddo ed impersonale comunicato. A nulla sono valsi gli appelli del vescovo di Aleppo, di autorità religiose ed organizzazioni umanitarie: la UE ha stabilito il proseguimento delle sanzioni contro la popolazione siriana, indifferente di fronte allla morte di altre migliaia di bambini, di malati e di feriti rimasti senza medicinali, aiuti alimentari e generi di prima necessità per causa delle sanzioni.

Et..et..cì

         

          La Chiesa e la logica del “ma anche”

Noi cristiani lo sappiamo, o dovremmo saperlo: la nostra fede è all’insegna dell’et et, non dell’aut aut. Non siamo esclusivisti. Dio è uno e trino. È Padre e Figlio e Spirito Santo. Gesù è Dio e uomo, vero Dio e vero uomo. Per il cristiano, l’uomo è carne e spirito, corpo e anima. Al cristiano piace integrare, includere, non ergere barriere. Con l’incarnazione Dio si è fatto uomo. La Chiesa stessa vive all’insegna dell’et et. È Chiesa di preghiera e di azione, di grandi asceti e grandi lavoratori, di contemplazione di missione. Ora et labora, non ora aut labora. La Chiesa ha i predicatori e i confessori, i monaci e le monache di clausura e i preti di strada. La Chiesa accoglie tutti: poveri e ricchi, colti e incolti, giovani vecchi.
Da qualche tempo però sembra di notare che alla logica dell’et et si stia sostituendo nella nostra Chiesa una logica diversa: quella del non solum, sed etiam, cioè del «non solo, ma anche». Potrebbe sembrare che, tutto sommato, non vi siano differenze, ma non è così.

Sennonché

La verità sul terzo segreto di Fatima e perché se ne torna a parlare (se ne astengano i dilettanti) – di Antonio Socci

Madonna-di-FatimaIn questi giorni è scoppiata una polemica fra il sito cattolico americano OnePeterFive e il Vaticano a proposito del Terzo Segreto di Fatima. Io me ne sono tenuto al di fuori, ritenendo – come ho scritto – poco credibili le nuove “rivelazioni”, ma siccome in tanti mi chiedete un parere, voglio spiegare come ritengo che stiano le cose. E cosa c’è dietro…

IL FATTO
Dunque il giorno di Pentecoste nel sito Americano OnePeterFive si riportava una rivelazione del teologo tedesco Ingo Döllinger secondo il quale, dopo la pubblicazione del Terzo Segreto di Fatima, nel 2000, l’allora cardinale Ratzinger, suo amico, gli avrebbe confidato, che c’era dell’altro e che in questa parte non pubblicata si parlava di “un cattivo Concilio e di una cattiva messa” che sarebbero arrivati di lì a poco.
Io ho subito osservato che quelle espressioni non mi sembravano attribuibili né a Ratzinger né alla Madonna.
Credevo che la questione sarebbe finita di lì a poco, anche perché era l’ennesima voce, negli anni, che parlava di una parte non rivelata del Terzo Segreto.

La nuova liquidità del magistero pontificio?


Due laici e un cardinale. Coro a tre voci contro lo spartito della "Amoris laetitia"


Grygiel
Nella Chiesa è l'ora dei laici. Ad essi la parola. Ebbene, eccone due che hanno parlato, con voce saggia. Senza concordare nulla tra loro, eppure levando all'unisono lo stesso segnale d'allarme, contro la deriva ondivaga che investe in pieno l'attuale magistero pontificio.
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Il primo è un filosofo e antropologo di chiara fama, il professor Stanislaw Grygiel (nella foto, con la moglie), già allievo e consigliere di Karol Wojtyla. Che in una sua analisi della "Amoris laetitia" pubblicata su "Il Foglio" di del 27 maggio ha scritto tra l'altro:
"Alcuni dei nostri pastori e 'arcipastori', cercando di non commettere apertamente l’errore di Mosè e nello stesso tempo di non esporsi anche alle critiche da parte dei 'cuori sclerotici', ci assicurano che l’indissolubilità del matrimonio è fuori discussione. Entrano però in un vicolo cieco quando comunque pretendono che il pensiero pratico sui matrimoni falliti si appoggi anche su una piccola parola – 'ma' – che permetta loro di costruire commenti casistici con i quali giustificare l’adulterio. Propongono una casistica 'sì, ma' che prende in considerazione non tanto la coscienza dell’uomo, quanto la sua inclinazione al male. Se si dovesse andare avanti così, c’è da aspettarsi che a breve seguirà il caos, in cui le persone soggette all’inclinazione al male andranno in giro per le parrocchie e perfino per le diocesi in cerca dei casuisti più furbi. Oggi ci serve urgentemente un Pascal, che scriva 'Le nuove Provinciali'".
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Mentre l'altro è lo stimato numero uno dei vaticanisti della televisione di Stato italiana, Aldo Maria Valli, che il giorno successivo ha pubblicato sul suo blog personale una nota sulla logica del "ma anche" che ormai contrassegna il magistero di papa Francesco.
Questo è l'esordio della sua nota:
"Noi cristiani lo sappiamo, o dovremmo saperlo: la nostra fede è all’insegna dell’'et et', non dell’'aut aut'. Non siamo esclusivisti. Dio è uno e trino. È Padre e Figlio e Spirito Santo. Gesù è Dio e uomo, vero Dio e vero uomo. Per il cristiano, l’uomo è carne e spirito, corpo e anima. Al cristiano piace integrare, includere, non ergere barriere. Con l’incarnazione Dio si è fatto uomo. La Chiesa stessa vive all’insegna dell’'et et'. È Chiesa di preghiera e di azione, di grandi asceti e grandi lavoratori, di contemplazione e di missione. 'Ora et labora', non 'ora aut labora'. La Chiesa ha i predicatori e i confessori, i monaci e le monache di clausura e i preti di strada. La Chiesa accoglie tutti: poveri e ricchi, colti e incolti, giovani e vecchi.
"Da qualche tempo però sembra di notare che alla logica dell’'et et' si stia sostituendo nella nostra Chiesa una logica diversa: quella del 'non solum, sed etiam', cioè del 'non solo, ma anche'. Potrebbe sembrare che, tutto sommato, non vi siano differenze, ma non è così.
"Pensiamo ad 'Amoris laetitia', nella quale la logica del 'ma anche' si trova un po’ ovunque. Quanto alla 'vexata quaestio' circa la comunione ai divorziati risposati, qual è la conclusione? Dopo aver letto e riletto il testo più e più volte, la risposta è: comunione sì, ma anche no. Oppure: comunione no, ma anche sì. Nel documento, in effetti, entrambe le conclusioni sono legittimate. A ciò conduce la logica del caso per caso, a sua volta figlia dell’etica della situazione. Mi devo considerare un peccatore? Sì, ma anche no. No, ma anche sì. Dipende.
"I sintomi della logica del 'ma anche' emergono qua e là, in occasioni diverse, ma sono sempre più frequenti"...
E Valli cita alcuni esempi lampanti: dalle parole dette da Francesco nellachiesa luterana di Roma, a quelle del cardinale Schönborn, che commentando 'Amoris laetitia' a nome del papa "ha detto che il divieto di fare la comunione, per i divorziati risposati, non è stato revocato, ma, attraverso la 'via caritatis' indicata da Francesco, 'si può dare anche l’aiuto dei sacramenti in certi casi'. E quindi in pratica ha detto: no, ma anche sì; sì, ma anche no".
Il seguito della nota è tutto da leggere:
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Ma a queste due voci significative del laicato cattolico è utile aggiungere anche una terza voce, questa volta della gerarchia, quella del cardinale Carlo Caffarra, arcivescovo emerito di Bologna, che negli stessi giorni ha levato anch'egli l'allarme contro il "magistero incerto" che promana oggi dalla sede di Pietro e trova espressione clamorosa appunto nella "Amoris laetitia".
Ha detto il cardinale in un'intervista a "La Nuova Bussola Quotidiana" del 25 maggio 2016:
"Il capitolo ottavo della 'Amoris laetitia', oggettivamente, non è chiaro. Altrimenti come si spiegherebbe il 'conflitto di interpretazioni' accesosi anche tra vescovi? Quando ciò accade, occorre verificare se vi siano altri testi del magistero più chiari, tenendo a mente un principio: in materia di dottrina della fede e di morale il magistero non può contraddirsi. Non si devono confondere contraddizione e sviluppo. Se dico S è P e poi dico S non è P, non è che abbia approfondito la prima affermazione. L’ho contraddetta.
"'Amoris laetitia', dunque, insegna o no che vi sia uno spazio di accesso ai sacramenti per i divorziati risposati?
"No. Chi versa in uno stato di vita che oggettivamente contraddice il sacramento dell’eucaristia, non può accedervi. Come insegna il magistero precedente, possono invece accedervi coloro che, non potendo soddisfare l’obbligo della separazione (ad esempio a causa dell’educazione dei figli nati dalla nuova relazione), vivano in continenza. Questo punto è toccato dal papa in una nota, la n. 351. Ora, se il papa avesse voluto mutare il magistero precedente, che è chiarissimo, avrebbe avuto il dovere, e il dovere grave, di dirlo chiaramente ed espressamente. Non si può con una nota, e di incerto tenore, mutare la disciplina secolare della Chiesa. Sto applicando un principio interpretativo che in teologia è sempre stato ammesso. Il magistero incerto si interpreta in continuità con quello precedente".
Va tenuto presente che Caffarra, specialista di teologia del matrimonio e della famiglia, ha partecipato a entrambi i sinodi su invito diretto di Francesco, ma è anche uno dei tredici porporati che, lo scorso ottobre, hanno firmato la lettera al papa contro i rischi di manomissione dell'assise.
Evento poi effettivamente verificatosi, come prova, tra l'altro, il retroscena recentemente messo in pubblico dal segretario speciale del sinodo Bruno Forte, al quale il papa disse nel mezzo dell'assise:
"Se parliamo esplicitamente di comunione ai divorziati risposati, questi non sai che casino ci combinano. Allora non parliamone in modo diretto, tu fai in modo che ci siano le premesse, poi le conclusioni le trarrò io".
Dire, non dire, disdire, contraddire. È questa la nuova liquidità del magistero pontificio?

Settimo Cielo di Sandro Magister 28 mag 


"Un'antropologia senza Dio e senza Cristo"

Riflessioni profetiche sulle radici dell’Europa e sui limiti dell’accoglienza
"L’odio per la casa natale" indicata da Finkielkraut e "un'antropologia senza Dio e senza Cristo" profetizzata da Giovanni Paolo II


Nell’esortazione “Ecclesia in Europa” Giovanni Paolo II parlò di “apostasia silenziosa”
Fece parecchio rumore in Francia, quando uscì nel 2013, il saggio di Alain Finkielkraut “L’identità infelice”. In esso Finkielkraut coniò l’espressione “oicofobia”, che si può tradurre con “odio per la casa natale”. Riferendosi alla situazione del suo paese, e in particolare alle politiche immigratorie, Finkielkraut puntava il dito contro un processo culturale, sostenuto dall’islam e da quella che lui stesso ribattezzò “gauche divine”, la sinistra divina, per cui l’idea di “assimilazione” era stata progressivamente sostituita da quella di “integrazione” e, successivamente, di “inclusione”. Col risultato, paradossale ai suoi occhi, che la sinistra “in nome della laïcité, decostruisce il repubblicanesimo e abbraccia il multiculturalismo. E’ una ‘dis-identificazione’”, come ebbe a dire in un colloquio col Foglio nell’ottobre 2013. Da qui l’identità infelice dei francesi (e non solo): infelice perché per inseguire il feticcio del multiculturalismo si è giunti all’odio di sé, delle proprie tradizioni, delle proprie radici. Il che fa tutt’uno con una vera e propria guerra senza quartiere – che sotto la presidenza Hollande ha avuto una spinta degna del più virulento giacobinismo – contro tutto ciò che “puzza” di cattolicesimo.