Il Cardinale Ciappi, il teologo di papi, da Pio XII a Giovanni Paolo II (all’inizio del suo pontificato): “Il Terzo Segreto dice che la grande apostasia nella Chiesa inizia dal suo vertice. La conferma ufficiale del segreto de La Salette (1846): “La Chiesa subirà una terribile crisi. Essa sarà eclissata. Roma (il Vaticano) perderà la fede e diventare la sede dell’Anticristo “.
ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...
La povertà secondo Francesco. Virtù e vizio insieme
È caposaldo del magistero del papa. Che la esalta come valore salvifico ma nello stesso tempo la condanna come nemico da combattere. Un filosofo analizza questa non risolta contraddizione del pontificato
di Sandro Magister
La ricezione dei maggiori atti magisteriali di papa Francesco spazia tra due estremi.
Da un lato c'è il coro quasi universale di plauso di cui gode la sua enciclica ecologista "Laudato si'", specie al di fuori del cattolicesimo.
Sul lato opposto c'è la disputa sempre più conflittuale, in questo caso soprattutto dentro la Chiesa, attizzata dall'esortazione apostolica postsinodale "Amoris laetitia".
Mentre nel mezzo c'è la tranquilla accoglienza, senza eccessi né pro né contro, di quell'altro caposaldo del pontificato di Francesco che è esplicitato soprattutto nell'esortazione "Evangelii gaudium" ed è condensato nella formula della "Chiesa povera per i poveri".
Da un paio di mesi, però, è uscito un libro che, senza fare rumore ma riscuotendo un'attenzione crescente per la chiarezza e l'acume della sua analisi, mette a fuoco proprio tale questione:
Come ascoltare la Santa Messa Nessuna preghiera ha maggior valore e maggior efficacia di quella offerta al Padre in unione al Sacrificio eucaristico di Gesù nella Santa Messa. È dunque necessario conoscere e vivere al meglio l’augusto mistero che si celebra sui nostri altari per non sprecare neanche una particella di un tesoro così prezioso.
Non ti ho ancora parlato del sole degli esercizi spirituali: il santissimo e sommo Sacrificio e Sacramento della Messa, centro della Religione cristiana, cuore della devozione, anima della pietà, mistero ineffabile che manifesta l’abisso della carità divina; per suo mezzo Dio si unisce realmente a noi e ci comunica, in modo meraviglioso, le sue grazie e i suoi doni.
L’orazione innalzata in unione a questo Sacrificio divino possiede una forza da non potersi esprimere a parole, o Filotea. Per mezzo suo l’anima abbonda di doni celesti, perché abbraccia l’Amato, che la ricolma talmente di profumi e di soavità spirituali, che essa assomiglia a una colonna di fumo di legni aromatici, di mirra, di incenso e di tutte le essenze che usa il profumiere, secondo quanto dice il Cantico.
Comunque li si voglia giudicare, gli ultimi avvenimenti vaticani (conclusione del processo Vatileaks2 e il Motu Proprio del Papa su "I beni temporali"), segnano la parabola discendente del cardinale George Pell: da zar delle finanze vaticane a ministro senza portafoglio.
Nell'arco esatto di due anni.Dal 9 luglio 2014 ( giorno in cui venne presentato insieme al nuovo presidente dello IOR, Jean Baptiste De Franssu, il nuovo quadro economico della Santa Sede in cui alla Segreteria dell'economia veniva assegnata la gestione dell'immenso patrimonio immobiliare dell'APSA) al 8 luglio 2016 (data in cui l'Osservatore romano ha pubblicato il nuovo Motu proprio, in cui questa gestione è stata definitivamente tolta dal Papa alle competenze di Pell).
Maxi-sbronze Vaticane. Vino, un dato sconvolgente. E Papa Francesco che dice?
Sbronze Vaticane. Già, perché gli 842 abitanti dello Stato Pontificio, la nazione sovrana con la più esigua popolazione mondiale, detengono un record...etilico. Secondo uno studio del California Wine Institute ripreso da Il Giornale, bevono più vino di qualsiasi altro Paese al mondo. Per intendersi, nel 2012 hanno consumato 62mila litri di vino, che fanno 74 litri pro-capite. Per avere un metro di paragone, in Italia se ne bevono circa 37 a persona e in Francia 45. Negli Stati Uniti la media per persona si ferma a meno di 10 litri. Certo, ad incidere sul dato relativo il Vaticano c'è la tradizione: il vino è da sempre legato ai riti e all'iconografia cattolica.
P adre, figlio e spirito santo. Tanto spirito. Anche non santo. Il vaticano è lo Stato al mondo dove si consuma più vino.
I suoi 842 abitanti, che ne fanno la nazione sovrana con la popolazione più esigua (davanti ci sono Tuvalu e Nauru, due isole pacifiche che hanno circa 10mila abitanti l'una) secondo uno studio del California Wine Institute, tracannano più che in ogni altro paese. Per dire, nel 2012 hanno consumato 62mila litri, in pratica 74 litri pro capite. Per dire in Italia nello stesso anno ne bevemmo circa 37 a persona, e in Francia arrivarono a 45. Negli Stati Uniti, primo consumatore mondiale per volume ma con una popolazione di molto superiore, si fermarono a poco meno di 10. Per non dire della Cina, dove il vino è ancora una specie di oggetto misterioso: poco più di un litro per persona. Sei o sette bicchieri e l'anno enologico è finito.
La cosa fa ridere, ma in fondo non sorprende. E non solo per il Vin Santo e il Sangiovese. Il vino è da sempre legato alla tradizione e all'iconografia cattolica. Ricorda The Daily Beast, che dà grande risalto alla notizia, che qualche tempo fa papa Francesco, riprendendo i passi del Vangelo dedicate alle nozze di Cana in cui Gesù secondo la dottrina cristiana compì il suo primo miracolo tramutando l'acqua in vino durante un matrimonio (quante coppie sarebbero felici oggi di un simile prodigio vedendovi un modo per abbassare il budget dell'evento), così chiosò l'episodio: «L'acqua è necessaria per vivere, ma il vino esprime l'abbondanza del banchetto e la gioia della festa. Ma immaginatevi di finire una festa bevendo tè; sarebbe una vergogna. Senza vino non c'è festa».
Qualcuno opinerà che a gonfiare le statistiche avrà contribuito l'utilizzo rituale del vino. Errore: il vino da messa, prodotto spesso da aziende vitivinicole tradizionali che si specializzano anche in questa fornitura sicura, è tenuto fuori dal computo dell'istituto californiano. E allora? per quale motivo il Vaticano è il luogo al mondo dove si svuotano più calici? Secondo gli americani la spiegazione starebbe tutta nella particolarissima popolazione del microstato, composta «per lo più da anziani prelati e suore, molti dei quali vivono in comunità e cenano in spazi comuni dove il vino scorre libero». Insomma, il vino come elemento conviviale e forse anche compensativo di altre presumibili privazioni della vita religiosa. E che data l'età avanzata e il minor uso di mondo dei «vaticanesi» soffre meno la concorrenza di altre bevande alcoliche come la birra, il Gin Tonic e lo Spritz. E poi il vino è anche uno dei classici omaggi ricevuti dal pontefice, che riceve spesso «tirature limitate» e personalizzate di bottiglie di grandi aziende non solo italiane. E forse le «gira» ai suoi concittadini. Che gradiscono. Eccome.
Servono missione e visione strategica. Consigli a Francesco per riconvertire un occidente spiritualmente annoiato e affrontare la sfida dell’islam jihadista
Papa Francesco, di spalle, lascia la finestra su Piazza San Pietro dopo la recita dell’Angelus (foto LaPresse)
Pubblichiamo una anticipazione del libro di George Weigel, “Cattolicesimo evangelico”, in uscita oggi per le edizioni Cantagalli (359 pp., 24 euro). Weigel è uno dei più noti intellettuali cattolici americani e biografo di Giovanni Paolo II.
Deus meus misit angelum suum et conclusit ora leonum. La nostra vita è
fatta anche di numerosi miracoli quotidiani l’aiuto divino arriva,
immancabilmente; ma non è detto che si manifesti così come vorremmo
di
Francesco Lamendola
La nostra vita è fatta anche di numerosi miracoli quotidiani, sebbene noi non ce ne accorgiamo.
È
paradossale; eppure, non ce ne accorgiamo per due buone ragioni: la
prima, perché non sono miracoli spettacolari, come noi pensiamo che
debbano esserlo; la seconda, perché il nostro orizzonte mentale e
culturale è talmente impregnato d’immanentismo, che non li
riconosceremmo neppure se andassimo a sbatterci contro, tanto è vero che
nella nostra mente formuliamo mille altre possibili spiegazioni, tranne
quella soprannaturale. Fino a tal punto è penetrata in noi la mentalità
moderna, subalterna allo scientismo: non crediamo più ai nostri occhi,
quando ciò contrasta con i nostri pregiudizi; crediamo piuttosto a quei
pregiudizi. Abbiamo già deciso in anticipo che cosa sia possibile e che
cosa non lo sia: ci crediamo tanto intelligenti e razionali, ma il fatto
è che non viviamo a contatto con la realtà, bensì avvolti in un denso
strato di condizionamenti ideologici.
Bux: riportare Dio al centro della liturgiaCelebrazione ad Orientem, recupero del latino, il carattere sacrificale della messa, fine all'anarchia liturgica, valorizzazione di musica sacra e arta sacra: sono questi i principali aspetti della "riforma della riforma" che il cardinale Sarah ha annunciato di stare studiando, anche su espressa richiesta di papa Francesco. Parla don Nicola Bux
Ha recentemente dato alle stampe un libro con Batman e Wonder Woman in copertina, anche se il titolo sembra alludere ad altro: “Con i sacramenti non si scherza” (Ed. Cantagalli). Don Nicola Bux, già consultore dell'Ufficio delle Celebrazioni liturgiche di Benedetto XVI, ancora consultore della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, professore di Liturgia Orientale e Teologia Sacramentaria nella Facoltà Teologica Pugliese, può essere considerato un conoscitore di quella “riforma della riforma” liturgica di cui si è parlato nel recente intervento del cardinale Robert Sarah al convegno Sacra liturgia di Londra (clicca qui). Il Prefetto della congregazione vaticana per il Culto Divino ha affermato che occorrerebbe tornare «al più presto possibile» ad un orientamento comune tra sacerdote e fedeli nella celebrazione liturgica, e poi ha detto che Papa Francesco gli ha chiesto di studiare la “riforma della riforma” liturgica promossa da Benedetto XVI.
La campana suona per noi. Siamo il popolo meno fertile del mondo: triste
record a certificare che la nostra nazione è una grande malata mentre
cardinali e vescovi fanno a gara per pronunciare commossi elogi alla
fine del Ramadan
di Roberto Pecchioli
Come
il postino del libro di James Cain e del film con Jack Nicholson che
suona sempre due volte, la statistica ha suonato un nuovo allarme a
distanza di pochi giorni. Dopo che l’Istat ha segnalato la diminuzione
della popolazione di cittadinanza italiana dopo oltre un secolo e mezzo
(147 mila connazionali in meno in un anno), il secondo rintocco della
campana proviene dall’Eurostat: gli italiani sono il popolo meno fertile
dell’Unione Europea, dunque del mondo. Triste record, a certificare che
la nostra nazione è una grande malata. La diminuzione delle nascite, e
conseguentemente della popolazione, si verifica nella storia in
tre/quattro circostanze: guerre, carestie, grandi emigrazioni, fasi
finali delle civiltà.
Non
c’è dubbio che la fase che viviamo appartenga all’ultima categoria
citata; ci si aspetterebbe un dibattito politico, una presa di coscienza
degli intellettuali, un impegno di tutte le classi dirigenti e,
naturalmente, una seria preoccupazione popolare. Nulla, o quasi. Nella
bulimia da notizie , facciamo indigestione di cronaca, ma ci sfugge la
storia, e non distinguiamo più ciò che è importante davvero da tutto il
resto. Le quadrate legioni dell’informazione, all’unisono, ci hanno
intrattenuto sul mancato arrivo dell’allenatore della Lazio, sulle
interessanti opinioni dell’oligarca Juncker in materia di uscita del
Regno Unito dall’Unione Europea, sul fatto che (è luglio …) le
temperature sono molto alte, oltre all’immancabile chiacchiericcio
politicamente corretto, incentrato adesso su una rissa di paese nella
quale (orrore degli orrori !) ha avuto la peggio un nero.
Della
nostra stessa fine sembra non importare nulla a nessuno di coloro che
contano, e, di riflesso, all’immensa maggioranza del popolo italiano,
sudato per la stagione, triste per l’eliminazione dell’amata nazionale
di calcio, massimo collante del patriottismo italiota, e incerto sulla
meta delle vacanze, per chi può permettersele. Mia madre mi raccontava
dei bombardamenti della nostra città in guerra, e dei calcoli
precisissimi che la gente aveva imparato a fare sui pochi minuti entro
cui, dal suono della sirena, si doveva raggiungere il rifugio, con il
cuore in gola nella speranza di ritrovare, oltre la vita, la propria
casa intatta.
La
sirena suona, a tempi sempre più ravvicinati, ricorda questioni
decisive, ma il nostro sonno è molto pesante.