TRADIMENTO DELLA PAROLA DI DIO I Il tradimento nei confronti della Parola di Dio. Se la chiesa vuol piacere agli uomini non può che dispiacere a Dio. La Parola di Dio è stata modificata, adattata, snaturata; si è giunti al punto da capovolgerne il significato
di Francesco Lamendola
Durante l'Ultima Cena, nel solenne discorso d'addio, Gesù ha detto ai gli apostoli (Giovanni, 15, 18-21): Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia. Ricordatevi della parola che vi ho detto: Un servo non è più grande del suo padrone. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma tutto questo vi faranno a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato. Il cristiano, dunque, è uno che vive nel mondo, ma che non appartiene al mondo (Kosmos): vive nel mondo, ma come uno straniero, come un viandante, come un pellegrino: il suo sguardo è rivolto avanti, contempla il regno di Dio che non è di questo mondo, ma dell'altro. Questo, i cristiani lo hanno sempre saputo e la Chiesa lo ha sempre insegnato. Nessun cristiano, e, a maggior ragione, nessun sacerdote, ha mai pensato di appartenere a questo mondo, né si è mai sentito cittadino di quaggiù, se non per una parte: la pare terrena, cioè la parte caduca, la parte effimera. Per questo i cristiani non hanno mai avuto paura della morte in se stessa, ma, semmai, paura della morte eterna: della morte dell'anima, ossia la dannazione.
Durante l'Ultima Cena, nel solenne discorso d'addio, Gesù ha detto ai gli apostoli (Giovanni, 15, 18-21): Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia. Ricordatevi della parola che vi ho detto: Un servo non è più grande del suo padrone. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma tutto questo vi faranno a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato. Il cristiano, dunque, è uno che vive nel mondo, ma che non appartiene al mondo (Kosmos): vive nel mondo, ma come uno straniero, come un viandante, come un pellegrino: il suo sguardo è rivolto avanti, contempla il regno di Dio che non è di questo mondo, ma dell'altro. Questo, i cristiani lo hanno sempre saputo e la Chiesa lo ha sempre insegnato. Nessun cristiano, e, a maggior ragione, nessun sacerdote, ha mai pensato di appartenere a questo mondo, né si è mai sentito cittadino di quaggiù, se non per una parte: la pare terrena, cioè la parte caduca, la parte effimera. Per questo i cristiani non hanno mai avuto paura della morte in se stessa, ma, semmai, paura della morte eterna: della morte dell'anima, ossia la dannazione.

