ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

domenica 26 febbraio 2017

E’ un consiglio che ti diam, se non vuoi finire a Guam.


La Riforma secondo Lutero    
                                      

Non si voleva un aggiornamento ecclesiale. Il fine era un sovvertimento radicale. Demolizione e nuova costruzione: questo è avvenuto. Note per il futuro della Chiesa

“Quel che Lutero intende con liberazione non è altro che il rifiuto del concetto cattolico di sacramento” (nella foto, la statua di Martin Lutero a Worms, in Germania)
Per intraprendere un inquadramento storico delle gesta di Lutero bisogna innanzitutto chiedere cosa si voglia intendere con riforma. Difatti nel tardo medioevo si parlava spesso di riforma della chiesa, addirittura della cristianità, nel capo e nelle membra – un appello che a partire dal famoso trattato del vescovo Durandus von Mende, redatto in vista del concilio di Vienne del 1311, non si era più interrotto. Ma che cosa si intendeva comunemente con “riforma”? In primo luogo si trattava di questioni di diritto canonico, di delimitazioni di responsabilità, procure, spesso e soprattutto di distribuzione equa degli introiti ecclesiastici, cioè di questioni relative al sistema feudale. A causa dei cambiamenti delle forme dell’economia era sorto in questo campo un urgente bisogno di riforma. Le vecchie strutture si conciliavano poco con la nuova realtà economica. Poi si trattava dell’eliminazione degli abusi nella liturgia e nella disciplina. Specialmente in quest’ ultimo campo avvenivano nel tardo medioevo numerosi e seri tentativi di riforma. Una cosa però risulta chiara: quando si parlava di riforma la si intendeva come lo sforzo per un adempimento più scrupoloso dei precetti ecclesiastici ovvero un adeguamento di quest’ultimi a delle mutate circostanze, e una ricerca più seria delle virtù e della pietà.

Rara avis


C’È UN VESCOVO AD ALESSANDRIA. “DIRE NO AL REATO DI OPINIONE…RICONOSCERE SUL NASCERE OGNI DITTATURA”.


Ogni tanto ci si imbatte in qualche (rara) buona notizia. Una di queste viene da Alessandria. Ho sotto gli occhi un intervento del vescovo della città, mons. Guido Gallese. Ve ne offro qualche brano significativo, lasciandovi il piacere di leggere integralmente su questo sito, Ontologismi tutto l’intervento integrale.
“Difendere la libertà di opinione dei cattolici è difendere la libertà di tutti”, è il titolo dell’intervento; e Dio sa quanto siano vere queste parole, nel momento in cui i Poteri cercano di imporre bavagli con leggi e iniziative di ogni genere per fare sì che si senta una sola voce: la loro, omologata e allineata.
“Come vescovo, – scrive mons. Gallese – ho il compito di guardare lontano, e a volte vedo delle cose che non riguardano soltanto noi cattolici, ma tutta la comunità civile. Scrivo per dare un segnale d’allarme finché siamo in tempo, finché l’astio delle parti non prende il sopravvento sul buon senso. Scrivo a tutti gli uomini di buona volontà e di intelligenza di qualsiasi parte politica o religiosa. Scrivo perché vedo nubi oscure profilarsi all’orizzonte”.

Vieni vicinio Vinicio!

DON VINICIO ALBANESI INSULTA
E IL PAPA APPROVA




Don Vinicio Albanesi

Ho sentito al telegiornale la notizia (è stato il TG2 che l’ha data come notizia di apertura) che Papa Francesco ha invitato i parroci a mostrare tenerezza verso le giovani coppie che decidono di non sposarsi, ma di convivere.
Avrei molto da ridire a riguardo, ma non è su questo argomento che voglio intervenire. Può essere che lo faccia in seguito.

Quello che invece mi preme rilevare, perché la cosa mi ha lasciato esterrefatto, mi ha avvilito e mi ha fatto anche arrabbiare, è l'inaudito discorso di Don Vinicio Albanesi davanti al Papa.
Lasciamo stare la foggia con la quale quel sacerdote si è presentato davanti al Papa: ci sono Regine che davanti al Papa si presentano, come prescritto dal protocollo, vestite di nero e velate, e poi si permette che un sacerdote (pur vigendo un protocollo anche per i sacerdoti) si presenti a parlare davanti al Papa con nemmeno il clergyman?
Ma non è ancora questo il punto su cui voglio intervenire.

Mi riferisco alle cose gravissime che Don Vinicio ha detto davanti al Papa: si è permesso di bollare come farisei i quattro Cardinali, che hanno soltanto, come è nel loro diritto, sollevato rispettosamente dei dubbi su alcuni punti di Amoris Laetitia, chiedendo dei chiarimenti.

Pretendono di rifare l’opera di Dio meglio di Lui

GENERALI SENZA ESERCITO

    Il papa più "democratico" e la sua riforma della Chiesa e della dottrina. Generali disfatti e senza esercito pretendono di rifare l’opera di Dio meglio di Lui. Uno di questi è il cardinale Reinhard Marx arcivescovo di Monaco 
di Francesco Lamendola  



Un tempi i generali che subivano una disfatta venivano prontamente silurati e sostituiti, prima che potessero provocare all’esercito e alla patria ulteriori disastri. Una prova a contrario: il principale responsabile del disastro militare di Caporetto del 1917, Pietro Badoglio, non solo non venne silurato, ma promosso: il risultato fu – ventisei anni dopo: i nodi arrivano al pettine magari tardi, ma ci arrivano sempre - la nuova, e questa volta irreparabile disfatta, dell’8 settembre 1943; disfatta, questa volta, non solo di un esercito, ma di un’intera nazione, e non solo materiale, ma altresì spirituale  e morale. Conclusione: i generali sconfitti vanno cacciati sempre, con una pedata nel sedere, anche se (come fece il tristo Luigi Cadorna, dopo Caporetto, appunto) hanno la suprema improntitudine di voler scaricare ogni colpa sulla “viltà” delle truppe loro affidate, e che essi non hanno saputo comandare.
Tuttavia, nella Chiesa cattolica dei nostri giorni, quella di papa Francesco, non sembra essere questa la strategia in corso: i generali sconfitti, anzi, disfatti, nella maniera più clamorosa e inescusabile, non solo non vengono rimossi, ma messi alla guida del sedicente “rinnovamento” ecclesiale e perfino del nuovo magistero, riveduto e corretto secondo le linee-guida della neochiesa, o meglio contro-chiesa, modernista e progressista.

Papolarità

Un uomo solo al comando, tra gli applausi della folla   
                    
RomaTre
Popolarità e solitudine sono le due facce dell'attuale pontificato, solo in apparenza contraddittorie.
Un'ennesima prova della popolarità di papa Francesco è stata il 17 febbraio la sua visita all'università di Roma Tre, nel tripudio di insegnanti e studenti (vedi foto), spettacolare rivincita sulla messa al bando che nel 2008 impedì a Benedetto XVI di entrare e parlare nell'altra università di Roma, la più nobile e antica, quella della Sapienza, perché colpevole di voler introdurre Dio e la fede nel tempio inviolabile della dea ragione.
A Roma Tre Francesco ha parlato eccome, a braccio, interrotto da decine di applausi. Ha parlato di dialogo e di multiculture, di migrazioni e di disoccupazione giovanile, con quello che secondo lui ne deriva: "Dicono che le vere statistiche dei suicidi giovanili non sono pubblicate; si pubblica qualcosa, ma le vere statistiche no".
Ma in 45 minuti di discorso neppure una volta ha pronunciato le parole Dio, Gesù, Chiesa, fede, cristianesimo.

Meglio perdere tutto

Da Hong Kong al Kazakistan, adesione ai "Dubia"

Il cardinale Zen giudica quella dei Dubia una scelta molto rispettosa e ritiene che i quattro cardinali abbiano diritto a una risposta. E il vescovo di Astana Schneider evoca l'obiezione di coscienza sulla comunione ai divorziati risposati: «Nessun vescovo può obbligare un prete al peccato».

Il disagio di molti cattolici – cardinali, vescovi, preti e fedeli – per la confusione seguita alla pubblicazione dell’Amoris Laetitia, e alle “noticine” sulle norme per l’eucarestia ai divorziati risposati non accenna a placarsi. Ne sono testimonianza nuovi interventi su questo tema, e tutti riportano in realtà al silenzio del Pontefice, alla sua non risposta ai “Dubia” formalmente presentati da quattro cardinali, e più o meno silenziosamente appoggiati da parecchi altri. Negli ultimi giorni ci sono state diverse prese di posizione; e un’intervista al vescovo Schneider, registrata in video dai siti “Rorate Coeli” e Adelante la Fè”, in cui il presule afferma che nessun vescovo può obbligare un suo sacerdote a compiere quelle che è un peccato. Ma prima di vedere in dettaglio che cosa ha detto mons. Schneider, diamo conto di due altri interventi.

La vacuità

Francesco eretico?



1. Trattare il proprio avversario da “eretico” poteva essere accettabile in un certo contesto ecclesiale ormai superato. Più precisamente, gli uomini di Chiesa, fossero o no teologi, hanno conosciuto anch’essi il loro repertorio di ingiurie. L’invettiva è di tutti tempi e di tutte le professioni. Se ne trovano buone tracce già nel Vangelo, fin sulla bocca del Verbo Incarnato. Se ne può rimpiangere la rarefazione, a partire dall’ultimo concilio, e deplorare il tono confortevole e mielato che regna ormai nei dialoghi interconfessionali.
L’uso dell’ingiuria dovrebbe rimanere legittima, ma a condizione che non se ne fraintenda la portata, che sarà sempre limitata. Molto spesso, essa perde infatti il suo valore originario e rappresenta solo l’estrema risorsa di coloro che non hanno più argomenti e vogliono solo evitare di perdere la faccia. E non parliamo della demonizzazione, che è una forma di manipolazione in grande scala. In breve, saremmo in piena retorica e, se si vuole, al di fuori del terreno propriamente teologico. La retorica può eventualmente servire di sostegno alla teologia, ed è proprio su questo che si fonda la sua legittimità, ma non può rimpiazzarla e ancor meno mascherarne la vacuità.

Vieni avanti, Vinicio

http://movimento5stellepescara.it/vieni-avanti-cretino/

Il Papa ai parroci: accoglietei giovani che convivono



I parroci «con lo stile proprio del Vangelo» devono «farsi prossimi, con lo stile proprio del Vangelo, nell’incontro e nell’accoglienza di quei giovani che preferiscono convivere senza sposarsi. Essi, sul piano spirituale e morale, sono tra i poveri e i piccoli, verso i quali la Chiesa, sulle orme del suo Maestro e Signore, vuole essere madre che non abbandona ma che si avvicina e si prende cura»: così Papa Francesco durante l’udienza per i partecipanti al Corso di formazione per i parroci sul nuovo processo matrimoniale, promosso dal Tribunale della Rota Romana nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano. «
«NO AGLI ATTI BUROCRATICI»
«Anche queste persone sono amate dal cuore di Cristo. Abbiate verso di loro uno sguardo di tenerezza e di compassione. Questa cura degli ultimi, proprio perché emana dal Vangelo, è parte essenziale della vostra opera di promozione e difesa del Sacramento del matrimonio» ha aggiunto il pontefice, «i parroci devono sostenere quanti si sono resi conto del fatto che la loro unione non è un vero matrimonio sacramentale e vogliono uscire da questa situazione. In questa delicata e necessaria opera fate in modo che i vostri fedeli vi riconoscano non tanto come esperti di atti burocratici o di norme giuridiche, ma come fratelli che si pongono in un atteggiamento di ascolto e di comprensione».
CAPODARCO E IL DIACONATO ALLE DONNE



Sempre nella mattinata di sabato, Papa Francesco ha ricevuto 2800 fra volontari e ospiti della Comunità Capodarco. Il presidente della Comunità, don Vinicio Albanesi, nell’occasione ha chiesto al pontefice una decisione a favore dell’ammissione delle donne al diaconato. «Non ci sono ragioni teologiche, non è in questione il sacramento del sacerdozio, il diaconato è un ministero» ha spiegato don Vinicio, ex giudice ecclesiastico che ha lasciato la toga e gli ermellini per dedicarsi agli ultimi, «spero che si possa concedere il diaconato alle donne, ci sono tante catechiste che svolgerebbero benissimo questo ministero. Santo Padre non dia peso ai `dubia´ che le vengono proposti da persone che sono farisei e nemmeno scribi».