ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

lunedì 19 novembre 2018

Not with my money.

BLASFEMIA IN TV
RAI, non avrai i miei soldi per mandarmi all'Inferno

L'oscena e blasfema "scenetta" della Finocchiaro alla Tv delle ragazze su Rai 1. Una parodia della Madonna di Fatima per dire a delle bambine che "gli uomini sono tutti pezzi di merda". Non avrete i miei soldi per mandarmi all’inferno.


Not with my money.

Alla TV di Stato, pagata col denaro di tutti, quindi anche col mio, a una trasmissione chiamata La TV delle ragazze (GUARDA QUI minuto 7.30) la signora Angela Finocchiaro rivolgendosi a un gruppo di bambine in veste di Fatina dei giardinetti in mezzo al traffico, ha annunciato che dovevano ricevere un suo importante annuncio.

domenica 18 novembre 2018

Per rendere effettiva l’eresia di Rahner

La Messa senza il prete, con al centro la Parola è cosa protestante


Chiariamo subito che, il titolo, sintetizza una grave situazione che si vuole normalizzare all’interno della Chiesa Cattolica mentre, è evidente, resta valido che nel caso in cui la mancanza di un sacerdote fosse una situazione provvisoria, non dipendente da una volontà del vescovo ma, appunto, una vera disgrazia…. allora la sostituzione della Messa con qualcos’altro diventerebbe un sacrificio da offrire al Signore Gesù affinché, vedendo la disgraziata situazione, mandi Operai alla sua vigna…

Da che pulpito ?

Germania. Il Vaticano dà il via libera al rettore gesuita pro Lgbt



https://media0.faz.net/ppmedia/2277775731/1.5892746/format_top1_breit/hat-erfolgreich-dem-vatikan.jpg (immagine aggiunta)
Il gesuita Ansgar Wucherpfennig, da tempo a favore della benedizione per coppie omosessuali, può assumere la carica di rettore dell’università cattolica Sankt Georgen di Francoforte. Il Vaticano ha dato il via libera e sia il superiore generale dei gesuiti, padre Arturo Sosa, sia la provincia tedesca dei gesuiti hanno confermato.

I riti della setta conciliare

IGNAVIA LITURGICA - BREVE OSSERVAZIONE SULLA CONVIVENZA DEL RITO CATTOLICO E DEL SUO CONTRARIO NELLA SETTA CONCILIARE



Il blog 
Messa in Latino riporta una notizia (qui) secondo la quale, durante l’Assemblea della CEI, alcuni Presuli avrebbero espresso la propria ostilità al Motu Proprio Summorum Pontificum, auspicandone la soppressione. Ovviamente tra le schiere dei conservatori si è subito scatenata una patetica indignatio, nella quale non sono mancati i riferimenti al mai abbastanza vituperato Concilio ed a quel n. 36 della Sacrosanctum Concilium che ipocritamente stabiliva - per tranquillizzare all’epoca i Padri ancora cattolici - che nei riti latini dovesse conservarsi l’uso della lingua latina. 

Col senno di poi - e allora con la lungimiranza che ci meritò l’appellativo di profeti di sventura - sappiamo che quel che la lettera del Vaticano II affermava in un punto sarebbe stato poi contraddetto dalle norme applicative; e che lo spirito di quell’infausta assiste si prefiggeva ben altri obiettivi - tutti peraltro raggiunti - che non la difesa dell’antica Liturgia romana, di cui anzi voleva pervicacemente la soppressione. 

La miseria e la freddezza teologica dei nostri tempi

Le premiazioni di Papa Francesco e le non chiese di Mario Botta



Oggi Papa Francesco, che dialoga con il mondo come se il mondo fosse sullo stesso livello della Chiesa (o forse più in basso, visto che dal mondo si fa guidare), ha conferito nella Sala Clementina del Palazzo vaticano il Premio Ratzinger all’architetto svizzero Mario Botta e alla teologa tedesca Marianne Schlosser, così, ancora una volta, ha dimostrato la sua incompatibilità con la realtà della Chiesa di Cristo e il suo amore per le linee guida del mondo contemporaneo, sempre più lontane da Dio.

Ne vedremo delle belle ?

SCANDALO ABUSI
Ordini vaticani ai vescovi Usa: un precedente grave

L'inedito blocco del voto Vaticano su due misure di contrasto agli abusi all’Assemblea della Conferenza Episcopale Usa a Baltimora, può costituire un precedente giuridico pericoloso. Infatti, finora, nelle cause risarcitorie, il Vaticano si era ritenuto non responsabile per la politica dei vescovi Usa sulla protezione dei bambini. Ora non può più.

                             I vescovi Usa a Baltimora

L’inaspettato e inedito blocco del voto Vaticano su due misure di contrasto agli abusi all’Assemblea della Conferenza Episcopale Usa a Baltimora potrebbe avere conseguenze di portata grandissima nell’immediato futuro per la Santa Sede. Lo scrive, in un commento su Breitbart, Ben Harnell, direttore del Dignitatis Humanae Institute, che mette in rilievo i rischi di carattere internazionale dell’interferenza vaticana sui vescovi USA.

Cervelli mozzi

LA CEI HA FINALMENTE SCOPERTO LA CAUSA DELLA CRISI DELLA FEDE IN ITALIA. IL PERMESSO DI CELEBRARE IN LATINO.


È affascinante – da un punto di vista giornalistico; da un’ottica cattolica il discorso è diverso – osservare alcuni fenomeni di autodistruzione di un’antica istituzione, quale è la Chiesa cattolica in Italia. Ci sono capitate sott’occhio due notizie negli ultimi giorni, che ci sono sembrate in strani modi correlate, collegate poi con il metter mano al Padre Nostro e al Gloria da parte degli affaccendati liturgisti modernizzanti. La prima viene da Rimini, da Teleromagna. Recita:
“Mancano i fedeli e la curia di Rimini vende le chiese alla comunità ortodossa. “E’ stata una scelta naturale – commenta sulle pagine del ‘Carlino’ don Danilo Manduchi, economo della diocesi – la comunità rumena aveva bisogno di spazi più grandi”. A pochi mesi di distanza dalla cessione della ex Santa Maria Maddalena delle Celle guidata ora dal prelato ortodosso padre Serafino Corallo, sarà tra poco perfezionata anche la vendita della chiesa di Sant’Agnese che si trova nel pieno centro storico del capoluogo riminese e in cui da tempo non veniva celebrata messa. Le alienazioni da parte della diocesi di Rimini rientrano nel piano di riorganizzazione del bilancio che a tutt’oggi vede un rosso di 22,6 milioni di euro”.

"Teste mozze"

A Gallarate:

più blasfemo di così si muore


Di che si tratta? Perché blasfemo?
Si tratta di un altare. Ed è blasfemo perché dileggia e sminuisce Cristo, negandone la divinità, capovolge il significato dell’altare cattolico, demolisce ogni senso dell’architettura sacra, viola e vilipende l’ordine architettonico mantenuto dalla Chiesa cattolica per quasi due millenni.




E tutto questo a Gallarate, in provincia di Varese, nell’Arcidiocesi di Milano.
Qui si è pensato di restaurare la Basilica di Santa Maria Assunta.
Basata su una chiesa cristiana del X secolo, l’attuale Basilica è stata costruita a metà dell’800 e negli ultimi tre anni è stata sottoposta ad un ulteriore restauro.




Mantenuto l’intero interno con i suoi stucchi, i suoi affreschi e le sue rifiniture in oro zecchino, bisognava sostituire il moderno altare-tavola eretto negli anni ’70 a seguito del Vaticano II.
Per la bisogna è stata istituita un’intera commissione che ha affidato il compito di realizzare l’ammodernamento del presbiterio all’emiliano Claudio Parmiggiani, il quale ha dato del suo meglio inventandosi un altare “originale” e un ambone “scontato”.

Diciamo subito che non si tratta di una novità, da quasi cinquant’anni le chiese cattoliche sono diventate degli strumenti per l’esercizio delle fantasticherie di questo e di quello, con la collaborazione e l’apprezzamento del clero moderno che non smette di continuare a dimostrare la sua profonda ignoranza dell’arte religiosa cristiana e il suo ostentato disprezzo per il bello e l’armonia. Più laide sono le fantasiose fumisterie degli “artisti moderni”, più compiaciuti sono preti, vescovi e cardinali… il nuovo è bello… soprattutto se è brutto… e al diavolo le “fisime” stantie e noiosissime degli artisti cristiani di ieri, anche se risalenti agli Apostoli.

Così, l’11 novembre 2018, Mons. Mario Delpini, Arcivescovo di Milano, è andato a Gallarate a consacrare il nuovo altare, tutto goduto per la nuova bravata messa in atto dai suoi preti e dal Parmiggiani.



«Due luminose lastre marmoree sovrapposte che trattengono e proteggono, quasi materno pellicano, una moltitudine di teste antiche; reliquie ed emblemi di una sacralità, di una umanità, di una totalità»: è così che lo stesso Parmiggiani presenta il suo altare.
Da parte sua, l’ex parroco, Ivano Valagussa, che ha diretto tutto l’iter del restauro, spiega che «I volti che compongono l’altare sono tutti raccolti in unità, le due lastre bianche uniscono le persone, testimoni del flusso della storia; tutti sono chiamati per volontà di amore ad essere una sola cosa in Gesù Cristo, il suo corpo offerto al Padre, l’umanità nuova trasfigurata dal dono dello Spirito, vero tempio di Dio edificato con pietre vive per essere abitazione di Dio stesso tra gli uomini. La celebrazione del memoriale della Pasqua, l’Eucaristia, è attrazione, convocazione, comunione, sacrificio per una santità di vita che si esprime nella fraternità, nel servizio, nella carità e nella missione evangelica. Da qui nasce la Chiesa “dalle genti” e “in uscita”».
https://www.varesenews.it/2018/11/tutta-la-storia-
della-scultura-classica-nel-altare-della-basilica/767653/



Capito l’antifona?
Praticamente, l’altare cattolico ridotto ad un cumulo di balle: dalle “reliquie ed emblemi” dell’artista moderno; alle “pietre vive” e all’“attrazione, convocazione, comunione” e al “flusso della storia” del prete moderno. Risultato: una cacofonia al posto dell’armonia… un pugno nell’occhio all’architettura interna della Basilica… con un grumo di pietre al posto del luogo deputato a ricevere Cristo che con la consacrazione si rende presente in Corpo, Anima e Divinità per offrirsi alle anime per la loro salvezza eterna.

Per cogliere meglio la totale gratuità di tale supposto altare è bene dare un’occhiata all’abside della Basilica.



In questo contesto è stato collocato il manufatto costituito essenzialmente da 120 teste mozzate.




Sono stati fatti diversi accostamenti tra queste teste mozzate di Gallarate e quelle care ai culti precristiani del Sud-America, ma siamo certi che l’artista non avesse in mente cose del genere, sarebbe stato demenziale. E tuttavia, un accostamento è necessario farlo.




Se si guarda alla Cappella dei Martiri di Otranto, sita nella Cattedrale della città, si resta colpiti dai riquadri che contengono i teschi degli oltre 800 Otrantini massacrati nel 1480 da Gedik Ahmed Pascià; ma si nota anche che tali riquadri sono collocati sulle pareti e non sopra o a fianco o sotto l’altare… che com’è doveroso rimane per conto suo.

Alcuni, forzando malevolmente l’uso cattolico di erigere l’altare sulle reliquie dei Martiri, hanno preteso di accostare queste teste mozzate di Gallarate ai resti dei Martiri cristiani dei primi secoli.

Il tutto risulta essere, non solo scomposto, ma volutamente fuorviante: in grado di distogliere l’attenzione dalla blasfemia consumata in questo caso.

Vediamo perché.

Come abbiamo riportato all’inizio, questa composizione di teste mozzate dovrebbe rappresentare l’umanità che ha preceduto e ha seguito l’Incarnazione di Cristo, facendo da base per il rinnovamento del suo Sacrificio.
Ma Cristo non è un personaggio della storia dell’umanità reso celebre per le sue gesta, Cristo è il Figlio di Dio che si è fatto Uomo per riscattare i peccati dell’umanità e il suo fondamento sta in Cielo e non in quella stessa umanità che è venuto a redimere. E’ evidente, quindi, che questo “altare” capovolge la realtà divino-umana di Cristo e lo priva volutamente della Divinità per ridurlo a mero uomo.
In più, le teste mozzate attengono quasi tutte al mondo pagano e comunque non cristiano, così che, secondo l’artista, il fondamento di Cristo sarebbe il paganesimo. E qui la blasfemia è palese, al punto da invalidare l’intera religione cattolica. Pretesa vana e titanica… ovviamente. Eppure avallata con compiacimento da preti e vescovi: devastante e diabolico!



Da parte sua, Mons. Mario Delpini, nel “consacrare” questo “altare”, e cioè una cosa inconsacrabile, ha detto che «Su quest’altare sono tutti rappresentati. Cristiani e pagani, santi e peccatori. Questa è la mensa del Signore che accoglie tutti».

Una frase ad effetto, che potrà colpire i poco attenti fedeli ormai abituati al linguaggio bergogliano, ma che rivela il vero pensiero dei moderni Pastori conciliari che considerano la Chiesa di Cristo un serbatoio indiscriminato, quasi una moderna discarica in cui si può mettere di tutto.

E questo è rafforzato dall’accenno fatto dal Parmiggiani nel definire il suo altare «quasi materno pellicano»; un infelice accostamento che rivela una buona ignoranza dell’“artista” del significato dei simboli cristiani.




Tra le tante raffigurazioni, ecco la vetrata della Cattedrale cattolica del Santissimo Sacramento a Christchurch, in Nuova Zelanda.


L’iconografia cristiana ha rappresentato molte volte Cristo come il “divino pellicano” che nutre i suoi figli col suo stesso sangue… celebre l’inno eucaristico di San Tommaso d’Aquino: Adoro Te devote, in cui il dottore angelico invoca Cristo:
Pie pellicane Iesu Domine,
 me immundum munda tuo sanguine, 
cuius una stilla salvum facere,
 totum mundum quit ab omni scelere.


O pio pellicano Signore Gesù, 
purifica me, peccatore, col tuo sangue,
 che, con una sola stilla può rendere salvo 
tutto il mondo da ogni peccato.


E’ evidente a chiunque che il Pellicano-Gesù, non solo corrisponde perfettamente a Gesù Eucaristico, ma soprattutto non ha alcunché a che vedere con le due lastre di onice che, come dice l’“artista”, «trattengono e proteggono, quasi materno pellicano, una moltitudine di teste antiche»… il pellicano non trattiene e protegge esseri a lui estranei, ma nutre col suo sangue la carne della sua carne… c’è una bella differenza!

Eppure, è proprio a questo signore, un po’ ignorate e un po’ confusionario, che è stato commissionato il nuovo “altare”… che dovrebbe rappresentare Gesù stesso.
Siamo alla farsa.




Per ultimo, facciamo notare che questo ammasso di teste mozzate è decisamente una manifestazione dell’individualismo dell’“artista”, che ha colto l’occasione per esprimere se stesso e la sua poco lodevole genialità con un manufatto da collocare in bella vista davanti ai fedeli che entreranno nella Basilica di Gallarate, la cui attenzione sarà necessariamente attratta da questo strano oggetto… tra incredulità, sconcerto e ilarità.

Niente da dire sull’ambone: basta guardarlo per rendersi conto che è di una banalità sconcertante.

Eppure, Claudio Parmiggiani ci tiene a precisare la sua concezione blasfema di Cristo Verbo di Dio:
«Il pulpito, nella sua forma si affida unicamente alla sua funzione assoluta. Messaggero della Parola. Nessuna immagine, solo la Parola come luce divina, solo lo splendore della materia, solo la luce come Parola divina. Luce suggerita da improvvisi bagliori di oro e di azzurro che vivificano ed animano la superficie del pulpito. La Parola è dentro la materia».

Questa spiegazione dal contenuto panteista, in cui si parla tranquillamente di una supposta “funzione assoluta” dell’ambone, qui diventato stranamente “pulpito”, nonché “messagero della Parola”, confonde la Parola con lo splendore della materia, da cui uscirebbero “improvvisi bagliori di oro e di azzurro” – colori del Cielo – “che vivificano ed animano la superficie del pulpito”… al punto che “la Parola è dentro la materia”.
E cioè che il Creatore sarebbe dentro la creatura.

Più blasfemo di così si muore.

di Belvecchio



E' colpa dei "tradizionalisti" se i fedeli sono banali! Il clericalismo dell'altare delle "teste mozzate" di Gallarate.

Un altare che non attira ma, anzi, respinge lo sguardo del fedele allora significa che c'è qualcosa che non è andata a buon fine.
Al vecchio adagio che recita "al cuore non si comanda!" aggiungiamo pure che: "all'occhio non si comanda!" 
In moltissimi, persone semplici- quelle più devotamente vicino a Dio- e  tanti intellettuali cattolici, hanno espresso loro cristiana indignazione per il nuovo altare  "con le teste mozzate" (QUI) della Basilica di Santa Maria Assunta a Gallarate consacrato domenica scorsa dell'Arcivescovo di Milano. Non c'è bisogno di riflessioni particolari poichè è l'occhio a comandare e detta così le conseguenti reazioni al cuore.
Ci aspettavamo, come da copione, la difesa d'ufficio del manufatto postata da Avvenire: espressione del più scontroso clericalismo che nega il giudizio dell'occhio.
Ci ha invece colto di sorpresa l'articolo di  Maurizio Crippa, attento giornalista de Il 
Foglio,  quotidiano che tante volte abbiamo avuto modo di apprezzare e di condividere con i nostri Lettori.
Sulla vicenda dell'altare di Gallarate il giornalista de Il Foglio se l'è presa con i ... tradizionalisti fin dal titolo del suo articolo " Lo scandalo (forzoso) dei tradizionalisti cattolici. Le 120 teste d’artista della chiesa di Gallarate e lo sdegno dei bigotti" scrivendo pure la difesa,  non necessaria perchè nessuno l'aveva attaccato, "dell'attuale vescovo di Milano, che è sulla cattedra di Ambrogio da poco tempo. ..."  
Il giornalista de Il Foglio ha proseguito, questa volta con un vero attacco apertis verbis, contro "l’ex vaticanista tradizionalista e antibergoglista seriale Marco Tosatti ..." 
Lo stesso Crippa  ha poi sferrato un colossale autogol scrivendo : "sembra che nessuno sia venuto in mente che spesso gli altari dei primi cristiani erano proprio le tombe dei martiri". E' vero! Gli altari delle prime Comunità cristiane furono costruiti sopra le tombe dei testimoni della Fede, coloro che avevano sparso il loro sangue innocente per Cristo e per la Fede cristiana: non sopra delle teste mozzate che riproducono dei personaggi molti dei quali furono pure in antitesi con il Cristianesimo!
Ci rendiamo perfettamente conto che  l'altare delle teste mozzate di Gallarate è  uno spartiacque e  simbolo di un'ideologia: da una parte gli anziani esponenti del clericalismo di stampo illuminista che forti della loro appartenenza al club dei potenti dichiarano impunemente la loro presuntuosa arroganza   di voler dispensare "un piccolo aiuto" agli  ignoranti incapaci di comprendere il significato di un'opera d'arte; dall'altra parte i poveri, rinsecchiti ma dignitosi fedeli che si lasciano ancora condizionare dal cuore, dall'occhio e - cosa imperdonabile - dall' amore per Cristo, per la Chiesa e per la bellezza che solo Dio ispira.
Fra le difese d'ufficio del manufatto (ci incuriosisce a questo punto conoscere quanto è costato alla Comunità di Gallarate...) ci hanno  colpito le parole di  " Don Ivano Valagussa - che- definisce il nuovo altare come «uno scossone alle nostre categorie», un’opera «che fa pensare, che provoca e non lascia indifferenti». 
Secondo il monsignore, - l'opera- ha bisogno di un piccolo aiuto per essere capita e dunque apprezzata. Molte persone, ha raccontato oggi in basilica, si sono ricredute (sic!N.d.R.) dopo aver ascoltato la spiegazione e compreso il significato. L’attuale prevosto, Riccardo Festa, sottolinea che l’altare è composto «non da teste mozzate, ma da volti» a confutare chi giudica un po’ macabra la creazione del Parmiggiani. (risum teneatis! Il reverendo ha veduto anche "i volti" delle "teste mozze" girate? N.d.R.)" Infine l’architetto Paolo Gasparoli non esita a definire l’altare «un’opera straordinaria che richiede una lettura attenta e non banalizzante, proprio come la reazione epidermica della rete. ..." . (Cfr. Malpensa24 QUI)
Dovremmo fidarci dei "maestri" dotti e  potenti che vogliono dispensare "un piccolo aiuto"  alla povera vedova e alla gente semplice che si fida del proprio occhio e del proprio cuore?  
Il Vangelo di Gesù ci dice di no...  
Non ci siamo fidati, grazie a Dio, dei "piccoli aiuti" elargiti dai dotti ecclesiastici in occasione degli adeguamenti liturgici di Reggio Emilia, di Arezzo, di Padova, della chiesa del Gesù di Roma ecc. ecc. (una lista ormai lunghissima...) perchè dovremmo farlo ora?
Sapete come andrà a finire "l'altare delle teste mozze" di Gallarate? Verrà lasciato per qualche anno poi dopo che un bambino (ispirato dallo Spirito Santo) avrà gridato "il re è nudo, il re è nudo!" (Cfr.fiaba di Hans Christian Andersen) con la scusa di un ennesimo "adeguamento" lo metteranno in un museo ... 
AC