ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

lunedì 19 dicembre 2011

NON PRENDERTI TROPPA CONFIDENZA CON DIO

  È quando finiscono le (vane) parole, che inizia la preghiera
una riflessione su un modo alternativo di pregare: cioè stando seduti zitti e fermi
Silenzioso Dio, che ti nascondi dentro un po’ di pane. Ma se Dio già sa che ti serve, perchè lo ammorbi ripetendoglielo? Nel cuore di Roma: chiesa dei SS. Andrea e Claudio. Il Sacramento è esposto (ma tu fissi i glutei della ragazza al banco davanti). Su 100 persone che pregano, 99 si illudono. Non prenderti troppa confidenza con Dio. Se sei Dio e questa è la città del tuo vicario, perchè ci sto solo io in chiesa? Quel libretto su una sedia… Solo un po’ di compagnia. La musica del silenzio: è la voce di Dio stesso.

Auguri di buon lavoro

Gli indizi dell'esistenza di Dio

A più di due anni dalla nascita del mio Blog provo a fare un elenco di alcuni dei post che ho scritto in cui sembrano essere più convincenti  ‘gli indizi’ della realtà divina. Mi piacerebbe che quelli che non credono in Dio, i cosiddetti atei, per un momento mettessero da parte la loro diffidenza per tutto ciò che è religione,  leggessero qualcuno di questi post e poi scrivessero il loro parere…
Eccone una lista...

Evidentemente no..si..ni?

Eresie di kiko Arguello sulla Santissima Trinità...Ma la santa sede si rende conto a chi ha affidato la cosidetta "Nuova evangelizzazione"? Evidentemente no...




Qui si puo' osservare, "e ascoltare", la falsa chiesa personale di Kiko Arguello   

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Io sono LA SANTISSIMA TRINITÀ”.  
E ci ha spiegato, (Dio): “Pur essendo Uno solo, io vivo in tre Persone, una  uguale  all’altra, che si amano di amore eterno ed infinito e che formano come una sola famiglia, anzi un solo Essere, l’Essere divino”. 
E soggiunge: Questa è la perfezione infinita, questo è Dio: la Santissima Trinità!”.

Vietato dire Natale

di Luca Doninelli
Dalle scuole alle affissioni fino agli auguri: il termine è scomparso in nome del politicamente corretto. Eccesso di riguardo per la sensibilità dei non cristiani
La storia è vecchia, e a poco servirebbe lamentarsi della cattiveria dei tempi. Già lo diceva Charles Péguy: i tempi sono sempre stati cattivi. Il nostro, semplicemente, non fa eccezione.

domenica 18 dicembre 2011

IN DIFESA DELLA VERITÀ


“ Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché egli dimora presso di voi e sarà in voi” (Gv.14, 16-17)
(1parte)
Il “dialogo” con una cultura morta e mortifera
L’ultima proposizione condannata dal Sillabo, la n°80, sostiene che il Romano Pontefice può e anzi deve riconciliarsi con il liberalismo, il progresso e la civiltà moderna. Il Beato Pio IX, papa di fermissima fede, infatti, non scorgeva affatto questa necessità di riconciliazione con il mondo, così viva nei  moderni, dimostrando una rara perspicacia e dando prova che lo Spirito di verità (Giovanni 14,16-17) dimora solo nella Chiesa Cattolica. Già, perché la convinzione che la fede possa e anzi debba conciliarsi con la cultura del secolo e dialogare con essa è un errore. E l’errore è quello di credere che la cultura sia, in ogni caso, un valore. Ma la cultura è innanzi tutto un modo di pensare e il modo di pensare del secolo presente, non già nelle sue conseguenze o derivazioni ultime e secondarie, ma nei suoi stessi princìpi, è inaccettabile.
Senza star lì a girarci intorno, bisogna dire che, da almeno un secolo la nostra cultura, la cultura dell’Occidente civilizzato, disgiunge allegramente la gnoseologia dall’ ontologia, per annunziare che il nulla è genitore dell’essere.
Vale la pena ricordare che, per la cultura moderna, le condizioni del nostro sapere cadono sempre dalla parte del soggetto, come osservava Kant  e che, perciò, esse non possono mettere mai capo ad un sapere indipendente dalla coscienza che lo pone. In soldoni, abbiamo un sapere, ma esso esiste solo per noi, cioè solo per (e nella) nostra coscienza e mai fuori di essa, giacché fuori di essa non esiste nulla. Quindi, se anche si danno condizioni che rendono possibile la nostra conoscenza – per esempio, il Principio di Non-Contraddizione (d’ora in poi PdNC) – esse non sono in sé sussistenti. In breve: non esistono, perché se il PdNC, per esempio, dovesse esistere, sarebbe costretto a risiedere in una regione che va oltre la coscienza, e una regione che vada oltre la coscienza, per la cultura attuale, non c’è. E, allora, cosa sono? Sono funzioni da usare perché e finché funzionano. Ma cosa ciò voglia dire lo capisca chi può.
Ora, partendo da questa posizione scettica, diffusa dalla cultura moderna e che coinvolge tutti (credenti e non), viene da chiedersi se sia ancora possibile credere in Dio nel modo che c’è stato tramandato. C’è forse qualche persona cosiddetta colta ancora capace di credere al racconto della creazione così come si trova nella Genesi? O non è forse vero che tutti pensano che sia una metafora letteraria, valida finché non contraddice le sedicenti scoperte della scienza (evoluzione e big bang)? Oppure c’è forse qualcuno che capisca che l’evoluzione e il big bang sono miti e leggende ancora meno credibili, perché partono dall’ assunto che l’intelligenza non sia mai stata creata, ma provenga dritto dalla materia, e ciò senza mai darsi pena di spiegare una sola volta in che modo gli organismi monocellulari o l’acqua abbiano potuto dar vita al PdNC, che governa in modo ferreo la totalità dell’essere?

I frutti dell'apostasia

Perché secolarizzazione fa rima con depressione?

All’aumentare della secolarizzazione degli ultimi due secoli, è aumentato anche il disagio dell’uomo. E’ un dato di fatto ormai: cresce l’uso di alcool, di antidepressivi e di droghe, cresce l’autolesionismo sopratutto nei giovani, aumentano le malattie mentali, più di un terzo degli europei soffre di disturbi psicologici, aumentano le vittime della depressione,aumentano le forme di dipendenza in particolare quelle sessuali e terribili forme di perversione come la zoorostia, cresce l’analfabetismo. ecc.. Il Censis in un suo recente rapporto ha letto così la società italiana e moderna: «sempre meno valori e ideali comuni a cui appartenere. I legami e le relazioni sociali sono sempre più fragili e inconsistenti».

Orlandi:"Verità su mia sorella"


VATICANISTA DE LA STAMPA
Una folla di un centinaio di persone ha assistito all'Angelus domenicale a piazza San Pietro per chiedere al Papa "verità e giustizia" su Emanuela Orlandi. In mano la foto della ragazza- quella con la fascetta sulla fronte che tutta l'Italia ricorda - un folto gruppo di persone si è radunato oggi in Piazza San Pietro, sotto la finestra da cui il Papa ha recitato l'Angelus, per ricordare che la scomparsa di Emanuela Orlandi attende ancora una risposta. A guidare la piccola folla, Pietro Orlandi, il fratello della cittadina vaticana svanita nel nulla il 22 giugno 1983. Pietro Orlando ha recentemente lanciato una petizione nella quale chiede al Pontefice di "porre in essere tutto ciò che è umanamente possibile per accertare la verità sulla sorte della Sua connazionale Emanuela Orlandi". "Un gesto così cristiano - si legge ancora nella lettera - non farebbe che dare luce al suo altissimo magistero, liberando la famiglia di Emanuela e i tanti che le hanno voluto bene dalla straziante condanna a un'attesa perenne". Tutte le persone hanno tenuto in mano una foto di Emanuela e una copia della petizione ed hanno assistito in silenzio alla preghiera mariana di Benedetto XVI. Solo a conclusione hanno inneggiato a "Emanuela, Emanuela", rispettosamente guardati a vista dai gendarmi vaticani."Hanno perso una grande occasione per riscattare 28 anni di silenzio", ha commentato il fratello Pietro ai giornalisti che lo hanno interpellato a conclusione dell'Angelus. "Oggi chi
speravo...". Il fratello di Emanuela Orlandi è convinto che al Papa "non hanno permesso di parlare. Spero che trovi il coraggio per abbattere il muro di silenzio e omertà che c'è sia in Vaticano che nello Stato italiano. Evidentemente la verità dà fastidio a qualcuno. Io mi sono rivolto al Papa perché sono cittadino vaticano, ma le stesse domande andrebbero poste allo Stato. Tra Stato e Vaticano ci vorrebbe più collaborazione. Spero che prima o poi si mettano la mano sulla coscienza. Io ho pazienza". A metà ottobre Pietro ha rivolto al Papa un appello-petizione per chiedere «verità e giustizia» sulla vicenda di sua sorella, invitando chi volesse aderirvi a scrivere a emanuela libero.it. A quell'indirizzo sono arrivate
oltre 45 mila mail. Il 9 dicembre Pietro ha consegnato quell'appello nelle mani del segretario particolare di Benedetto XVI, mons. Georg Gaenswein, con il quale ha avuto un colloquio. E questa mattina chi insieme lui è andato in piazza S.Pietro, aveva con sè oltre alla foto di Emanuela, anche il testo
dell'appello e un foglio con 10 domande sui misteri del caso Orlandi. Domande che chiamano in causa il Vaticano, lo Stato italiano, la banda della Magliana, la Procura di Roma, i Servizi, tutti i soggetti che le corso degli anni sono entrati in questa storia. Una storia rimasta bene impressa nella memoria degli italiani. L'incipit di molte delle mail arrivate a Pietro in questi mesi lo prova chiaramente: «Avevo 13 anni quando sua sorella è scomparsa...». «Avevo 32 anni quando sentii la notizia...». Tra chi ha aderito ci sono anche personaggi noti, come Dario Fo e Franca Rame, e diversi sacerdoti. «Sostengo con
fermezza la richiesta di trasparenza all'interno della Chiesa per la Sua credibilità stessa», scrive un missionario. Pietro spera che il Papa prossimamente possa dire qualcosa che aiuti a «rompere il muro di omertà che c'è nello Stato italiano e in quello Vaticano. La verità evidentemente dà ancora fastidio a qualcuno». Tra Italia e Vaticano, aggiunge, «ci vuole collaborazione. Invece la collaborazione c'è stata
per insabbiare». Oggi però un piccolo appello per Emanuela tra le mura vaticane c'è stato. Nella chiesa di S.Anna, che la ragazza frequentava, alla messa delle 10, durante la preghiera dei fedeli una donna, che era un'amica di Emanuela, ha espresso una sua personale intenzione: «Ogni tanto - ha detto - mi sembra di vederti seduta qui in Chiesa al secondo banco con i lunghi capelli neri. Invece non ci sei. Ti hanno tolto la felicità e la possibilità di diventare una donna».
18/12/2011

Ferocia contro il Papa

                             Marco Tosatti
Dalla Radio Vaticana pubblichiamo questo brano di dialogo fra un detenuto e il Papa, che ci sembra molto bello.

"Santità, sono Federico, parlo a nome delle persone detenute del G14, che è il reparto infermeria. Cosa possono chiedere degli uomini detenuti, malati e sieropositivi al papa? Al nostro papa, già gravato dal peso di tutte le sofferenze del mondo, chiedono che preghi per loro? Che li perdoni? Che li tenga presente nel suo grande cuore? Sì, noi questo vorremmo chiedere, ma soprattutto che portasse la nostra voce dove non viene sentita. Siamo assenti dalle nostre famiglie, ma non nella vita, siamo caduti e nelle nostre cadute abbiamo fatto del male ad altri, ma ci stiamo rialzando. Troppo poco si parla di noi, spesso in modo così feroce come a volerci eliminare dalla società. Questo ci fa sentire sub-umani. Lei è il papa di tutti e noi la preghiamo di fare in modo che non ci venga strappata la dignità, insieme alla libertà. Perché non sia più dato per scontato che recluso voglia dire escluso per sempre. La sua presenza è per noi un onore grandissimo! I nostri più cari auguri per il Santo Natale, a tutti.