SIMBOLI DEL DIVINO E DELL'INFERNO
Se scompaiono i simboli del divino a sostituirli sono quelli dell’Inferno. Il grande pericolo è che la modernità produca una vera e propria mutazione antropologica: che essa forgi ispirata dal Diavolo un nuovo tipo umano
di Francesco Lamendola
Fin dalla notte dei tempi – che non è quella del Pitecantropo o di qualche altro preteso ominide scimmiesco, ma quella di opere grandiose, come i dolmen e i menhir disseminati per l’Europa e per il mondo – l’umanità si è circondata di simboli: simboli del sacro, simboli del divino; scolpiti, dipinti, incisi, graffiti, cesellati, miniati, affrescati, intessuti: sulle rocce, sugli alberi, sui templi, sulle case, sulle tombe, sulle navi, sui vestiti, sulle monete, sul corpo.
I simboli assolvono svariate funzioni, ma quella più importante è di indirizzare l’anima, traverso la foresta delle cose accidentali ed effimere, verso ciò che è essenziale, vale a dire la verità; e poiché ciò che è essenziale è Dio, la verità è Dio, e l’uomo che non lo afferra, che non lo comprende, o, almeno, che non lo intuisce, è come cieco, sordo e spento in mezzi ai clamori del mondo, è come un turacciolo di sughero portato qua e là dalla marea, avanti e indietro, incessantemente, senza mai nulla imparare, senza evolvere, senza progredire, mai, con stolida monotonia, sempre uguale a se stesso, sempre tenacemente attaccato al suo ego, all’infinito…
