Il Cardinale Ciappi, il teologo di papi, da Pio XII a Giovanni Paolo II (all’inizio del suo pontificato): “Il Terzo Segreto dice che la grande apostasia nella Chiesa inizia dal suo vertice. La conferma ufficiale del segreto de La Salette (1846): “La Chiesa subirà una terribile crisi. Essa sarà eclissata. Roma (il Vaticano) perderà la fede e diventare la sede dell’Anticristo “.
ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...
lunedì 16 ottobre 2017
domenica 15 ottobre 2017
«infine il mio Cuore Immacolato trionferà»
Il Cuore Immacolato nel messaggio
di Fatima: “via”, “salvezza”, “rifugio”.
Dall’insieme del messaggio della Vergine, risulta che la Devozione/consacrazione al Cuore Immacolato possiede una valenza salvifica universale straordinaria (salvezza della propria anima, salvezza di tante anime dall’inferno, salvezza del mondo dalle catastrofi annunciate – come la guerra – qualora il mondo non si fosse piegato ad accogliere le richieste della Vergine SS.); rende anime elette e predilette, particolarmente amate da Dio e Maria che godranno di una immensa gloria e speciali privilegi nella vita futura; già in questa vita i devoti al Cuore Immacolato ricevono garanzia di protezione (“rifugio”) e sono illuminate in modo da percorrere la strada sicura della santità, della salute, della salvezza eterna (“via” che ti condurrà a Dio).
La Vergine Maria, a Fatima, fa riferimento alla Devozione al suo Cuore Immacolato a più riprese nel corso delle apparizioni. Queste le sue parole:
« Gesù vuole servirsi di te per farmi conoscere ed amare. Vuole stabilire nel mondo la devozione al Mio Cuore Immacolato. A chi la praticherà prometto la salvezza. Queste anime saranno predilette da Dio, e come fiori saranno collocate da Me dinanzi al Suo trono » (1) (la Madonna a Lucia, 13 Giugno).
« Non ti scoraggiare, Io non ti abbandonerò mai. Il Mio Cuore Immacolato sarà il tuo rifugio e la via che ti condurrà a Dio » (2) (la Madonna a Lucia, 13 Giugno).
Qualcuno dice che il nostro odore è cattivo
Elogio della naftalina
- Buongiorno. Sono una pallina di naftalina.
Non chiedetemi come, ma anche qui, dentro l’armadio di nonna Carlotta, arrivano le notizie. Ho saputo così che il papa Francesco ha parlato di me, di noi. Il che da un lato mi ha fatto piacere, naturalmente, ma dall’altro ha rinnovato un’antica sofferenza. Riguarda quel modo di dire diffuso tra la gente, per cui «stare in naftalina» equivale a vivere al chiuso, in un posto buio, lontani dal mondo e dalle belle cose della vita. Il che sotto molto aspetti è vero, perché noi in effetti abbiamo questo compito di conservare gli abiti e in generale i tessuti, e quindi svolgiamo il nostro lavoro per lo più negli armadi e nei guardaroba. Ma ciò non significa che noi palline di naftalina dobbiamo essere disprezzate. Ed ecco perché mi spiace molto che perfino Francesco, che è tanto buono e misericordioso, sia caduto nel luogo comune e abbia contribuito a rafforzarlo.
Che cosa ha dunque detto Francesco? Ecco la frase da lui rivolta al Pontificio consiglio della nuova evangelizzazione: «La Tradizione è una realtà viva e solo una visione parziale può pensare al “deposito della fede” come qualcosa di statico. La Parola di Dio non può essere conservata in naftalina come se si trattasse di una vecchia coperta da proteggere contro i parassiti!»
Gesù non è venuto per la salvezza di tutti?
LA PIETRA DELLO SCANDALO
di Francesco Lamendola
Per millecinquecento anni, ininterrottamente, nella celebrazione solenne del Venerdì Santo, milioni di cattolici hanno pregato, fra l’altro, con queste parole: Oremus et pro perfidis Judaeis, preghiamo anche per i perfidi Giudei. Una preghiera “cattiva”, nevvero? Meno male che lo “spirito” del Concilio Vaticano II l’ha spazzata via, insieme ad altre insopportabili anticaglie e a non pochi residui di antigiudaismo. Già. Peccato, però, che perfidis non significhi solo “perfidi”, nel senso di “subdoli e sleali”, ma anche, e principalmente, “increduli”, nel senso che i giudei non hanno voluto credere che Gesù, giudeo Lui pure, fosse il Messia da loro tanto atteso e annunciato dai profeti. Si trattava, dunque, di una preghiera per la conversione dei Giudei, affinché anche loro possano godere dei frutti di salvezza dell’Incarnazione del Verbo, così come i cristiani. E, inoltre, cosa ancor più importante, peccato che la preghiera per la conversione dei giudei fosse la probabile risposta, piena di mitezza e di compassione, a una serie di “preghiere” giudaiche, che erano, in realtà, altrettante maledizioni scagliate contro i seguaci del Nazareno. Ce n’era un vero florilegio, tratte dai racconti delToledot Yesu, pieni di sconcezze, insulti e blasfemie contro la religione cristiana e il suo fondatore, un vero e proprio anti-vangelo sarcastico e sacrilego: in particolare, c’era - e c’è tuttora: le cose non sono cambiate, anche se si fa finta di nulla, in tempi di “dialogo” post-conciliare, che poi è un dialogo a senso unico – la Birkat Ha Minim, ossia la “dodicesima benedizione”, parte integrante dellaHamidah, la preghiera fondamentale che ogni ebreo ortodosso recita più volte nel corso della giornata. Peccato, dunque, che più che una “benedizione”, si tratti di una vera e propria maledizione, scagliata con perfetta lucidità e intenzionalità contro i cristiani, della quale esistono varie versioni, e che suona press’a poco così: Che per gli apostati non ci sia speranza; sradica prontamente ai nostri giorni il regno dell’orgoglio, e periscano in un istante i “nozirim” (i cristiani) e i “minim” (gli eretici). E anche se i linguisti discutono tuttora se i nozirim siano tutti i cristiani, o solo gli ebrei convertiti al cristianesimo, la cosa fa poca o punta differenza, visto che i cristiani, in quanto tali, tutti, di origine ebrea e non ebrea, rientrano nella categoria dei minim, i “dissidenti”, ossia gli eretici.
È quello che tutti i bambini vorrebbero
Il Vaticano benedice il megashow sulla Cappella Sistina
Musiche di Sting, esperti di videogames e nove milioni di euro per ricreare i tormenti di Michelangelo per il “Giudizio Universale”
Due momenti dello show sul «Giudizio Universale», creato da Marco Balich con la consulenza scientifica dei Musei Vaticani Lo show partirà il 15 marzo: due volte al giorno per un anno all’Auditorium Conciliazione di Roma
È quello che in fondo tutti i bambini vorrebbero: entrare dentro un evento e sentirsene parte integrante. Figuriamoci se a un adulto viene proposto lo stesso gioco: immergersi in un’opera d’arte, tornare a quei luoghi e in quel tempo come se il miracolo si compisse in quell’istante. Proprio a questa fascinazione punta la Artainment Worldwide Shows che, con la consulenza dei Musei Vaticani, ha messo in piedi lo spettacolo Giudizio Universale. Michelangelo and the Secrets of the Sistine Chapel che debutterà all’Auditorium Conciliazione di Roma, giusto in faccia al Cupolone, il 15 marzo 2018. Sarà programmato due volte al giorno per almeno un anno e con la possibilità di seguirlo anche in inglese e, più avanti, pure in altre lingue. «Ma si spera - dicono gli organizzatori - di farne uno spettacolo fisso come avviene in altre capitali».
Straordinario? No!
DUE ANNI FA SUPPLICA AL PAPA SUL
MATRIMONIO. ORA QUASI 900MILA FIRME. IMBARAZZANTE (IMBARAZZATO?) SILENZIO DI
PIETRO.
Tuttora il coordinamento della “Supplica Filiale”, che rappresenta una coalizione di oltre 60 organizzazioni pro-famiglia e pro-vita dei 5 continenti, non ha ricevuto nemmeno una nota di avvenuta ricezione da parte della Santa Sede.
Straordinario, no? Specialmente se si tiene conto che l’onnipotente Segreteria di Stato risponde a tutti, comprese le coppie omosessuali, augurando ogni bene e facendo così qualche piccola gaffe. Ma ovviamente i cattolici non hanno diritto a risposta. Nel frattempo la supplica filiale è stata firmata da 1378 “firmatari qualificati”; cioè religiosi, religiose, vescovi, cardinali, accademici e studiosi: mentre la raccolta di firme fra i semplici fedeli ha raggiunto quasi le novecentomila adesioni (879.451, per l’esattezza).
Il peccato non esiste...
Bergoglio sulla pena di morte, e l’agenda dei radicali
Qualche giorno fa, Bergoglio ha lanciato l’ennesimo attacco, questa volta contro la dottrina della chiesa sulla pena capitale. Nel celebrare i 25 anni del Catechismo cosa ha fatto? Ha parlato di ciò che è del tutto attuale? Della necessità dell’uomo di guardare a Dio? Dei principi non negoziabili, sanciti dal catechismo, e oggi sotto attacco? No, nulla di tutto ciò. Bergoglio ha parlato di qualcosa che, apparentemente non ha nulla a che vedere con l’attualità: quello della pena di morte non è oggi un problema che si pone, nell’orbe che fu cattolico. Perchè allora tirarlo in ballo?
Il suo Gesù
ABASCAL: RELATIVISMO
ESTREMO
di Francesco Lamendola
Nel
febbraio del 2017 il nuovo generale dei gesuiti, padre Arturo Sosa
Abascal ha pensato bene di presentarsi per mezzo di una intervista
(oggi si usa così...) al giornalista svizzero-ticinese Giuseppe Rusconi,
per il sito rossoporpora, intervista poi ripresa e pubblicata sul Giornale del Popolo
di Lugano. Polemizzando, neanche tanto indirettamente, con il cardinale
Gerhard Ludwig Müller, il quale aveva ribadito, a proposito
dell'insegnamento cattolico sul matrimonio, che le parole di Gesù circa
la sua indissolubilità sono chiarissime, e quindi la dottrina cattolica è
immodificabile, Sosa ha fatto una serie di affermazioni a dir poco
sconcertanti, del seguente tenore:
Intanto
bisognerebbe incominciare una bella riflessione su che cosa ha detto
veramente Gesù. A quel tempo nessuno aveva un registratore per inciderne
le parole. Quello che si sa è che le parole di Gesù vanno
contestualizzate, sono espresse con un linguaggio, in un ambiente
preciso, sono indirizzate a qualcuno di definito. [...]
Nell'ultimo
secolo nella Chiesa c'è stato un grande fiorire di studi che cercano di
capire esattamente che cosa volesse dire Gesù. Ciò non è relativismo,
ma certifica che la parola è relativa, il Vangelo è scritto da esseri
umani, è accettato dalla chiesa che fatta di persone umane. [...]
Perciò è vero che nessuno può cambiare la parola di Gesù, ma bisogna sapere quale è stata!
[E
sulla posizione della Chiesa circa l'indissolubilità del matrimonio] Io
mi identifico con ciò che dice papa Francesco. Non si mette in dubbio,
si mette a discernimento.[...]
Dottrina
è una parola che non mi piace molto, porta con sé l'immagine della
durezza della pietra. Invece la realtà umana è molto più sfumata, non è
mai bianca o nera, è in un sviluppo continuo".
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