La verità è una ed è la corrispondenza fra la cosa e il giudizio: la maggior parte delle persone non desidera la verità, se essa richiede sforzi e sacrifici; preferisce vivere in uno stato d’ignoranza che equivale alla menzogna
di Francesco Lamendola
È opinione abbastanza diffusa che, per svolgere una riflessione appropriata sulla questione del relativismo contemporaneo, sia necessario essenzialmente determinare cosa si intenda per verità. Questo, però, a nostro avviso, significa già porsi in una prospettiva relativista: perché chiedersi cosa sia la verità significa suggerire, implicitamente, che la verità sia tale in base a una definizione, il che implica, inevitabilmente, che si facciano avanti svariate definizioni, e quindi molteplici verità. La domanda essenziale, a nostro avviso, non deve essere cosa sia la verità, perché la verità si può definire, ma non la si può giustificare, così come non si possono giustificare i postulati della geometria, sui quali però si basa tutto il discorso della geometria. La verità è la corrispondenza fra la cosa e il giudizio: la vecchia definizione di san Tommaso d’Aquino basta e avanza, e non c’è pirandellismo che tenga.


