ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

domenica 4 novembre 2018

Chi la vuol capire, capisca!

Don Bosco il Rosario e il serpente: la vera mariologia e confessione dei peccati



Cari Amici, avendo preso piede una falsa e velenosa mariologia minimalista, atta ad identificare la Beata Vergine Maria “Donna come noi, donna al nostro stesso livello, donna da immaginare…. donna liberale, donna “belliana”, donna turoldiana…., donna laica (???) ora pure donna bergogliana o “pozziana”….”, non è certo per fare polemica se vogliamo insistere che a noi piace mantenere desta la Beata Vergine così come LA TRADIZIONE ci ha trasmesso, ci ha consegnato; così come ce l’ha data Gesù stesso ai piedi della Croce QUALE MADRE di virtù e di salvezza, Corredentrice e Mediatrice di grazie e redenzione, non certo “compagna di strada“…. come oggi la si vorrebbe imporre.
E non solo una scadente mariologia ma anche una frivola confessione, vedi qui, quel non spingere i peccatori a confessare ogni peccato, ma a TACERE…. se dovessero sentirsi “a disagio”….

L’attenzione al gregge

San Carlo Borromeo il vero Riformatore contro il protestantesimo


“Egli era consapevole che una seria e credibile riforma doveva cominciare proprio dai Pastori, affinché avesse effetti benefici e duraturi sull’intero Popolo di Dio. In tale azione di riforma seppe attingere alle sorgenti tradizionali e sempre vive della santità della Chiesa cattolica: la centralità dell’Eucaristia, nella quale riconobbe e ripropose la presenza adorabile del Signore Gesù e del suo Sacrificio d’amore per la nostra salvezza; la spiritualità della Croce, come forza rinnovatrice, capace di ispirare l’esercizio quotidiano delle virtù evangeliche; l’assidua frequenza ai Sacramenti, nei quali accogliere con fede l’azione stessa di Cristo che salva e purifica la sua Chiesa; la Parola di Dio, meditata, letta e interpretata nell’alveo della Tradizione; l’amore e la devozione per il Sommo Pontefice, nell’obbedienza pronta e filiale alle sue indicazioni, come garanzia di vera e piena comunione ecclesiale.” (Benedetto XVI – Lettera “Lumen Caritas“ alla Chiesa ambrosiana nel 4° Centenario della canonizzazione di san Carlo Borromeo)

Nuove ed empie liturgie di massa..



4 Novembre: in Italia da 100 anni si celebra la vittoria nella “Grande Guerra”. La retorica nazionalista ha sempre visto in questa data uno dei suoi capisaldi ideologici e propagandistici. Le “terre irredente” di Trento e Trieste erano finalmente riunite alla grande Patria. Alcuni videro nella Prima Guerra Mondiale l’ultimo conflitto del Risorgimento. In effetti, questa guerra ebbe gli stessi intenti di quelle risorgimentali: realizzare una rivoluzione di valori, costumi, tradizioni. Era una guerra contro la Chiesa, contro il Cattolicesimo. Una guerra contro l’Impero Asburgico, ultimo retaggio di quello che era stato il Sacro Romano Impero.
Lo scoppio della guerra in Europa nel 1914 fu vista da determinati ambienti politici e culturali come la grande occasione per battezzare nel sangue il popolo italiano, per forgiarlo come ferro sull’incudine, per “metterlo in forma”, scrollandogli di dosso l’indole pacifica del contadino devoto e baciapile e trasformarlo in un guerriero spietato, degno erede dei legionari di Cesare.
La guerra vede Italia e Santa Sede immediatamente in conflitto di interessi e di obiettivi: la Santa Sede infatti ambiva ad uscire dall’isolamento diplomatico in cui giaceva, per costituirsi come una ascoltata coscienza morale del mondo; a quel punto la questione romana sarebbe stata presentata nei termini voluti dal papa: un problema che riguardava tutti i cattolici e tutti i loro rappresentanti nei singoli stati e non una faccenda interna all’Italia. Inoltre il ruolo internazionale guadagnato dalla Santa Sede con una sua partecipazione al futuro congresso della pace avrebbe testimoniato in favore della giustezza dell’impostazione vaticana dei termini della questione. Al contrario la politica del ministro degli Esteri Sonnino era volta a tenere il Vaticano quanto più possibile fuori dai giochi delle grandi potenze, per il timore che queste potessero trovare nella questione romana una motivazione sufficiente a ricattare il regno sabaudo. Il timore dell’isolamento in cui l’Italia si sarebbe con ogni probabilità ritrovata qualora avesse scelto la via della neutralità, per di più con una situazione all’interno sempre più difficilmente governabile per la vecchia classe politica liberale, a causa del rafforzamento dei grandi movimenti di massa di cattolici e socialisti, fu uno dei motivi che spinse alla scelta dell’intervento”.

Ci avvicinano al mistero di Dio

Misericordia e Giustizia




Sono due attributi di Dio che ammiriamo e ci sforziamo di imitare, mentre Gesù Cristo nel suo Vangelo ce li propone con insistenza. Due virtù che ci interpellano ad ogni passo del nostro vivere quotidiano: dal come corrispondiamo a questi princìpi, ci giochiamo il destino eterno, perché la misericordia e la giustizia sono due sfumature dell’amore del Padre Celeste.

Sono anche doni d’immenso valore, che ci avvicinano al mistero di Dio, espressione della sua Bontà infinita, in perfetto equilibrio su due piatti della bilancia, che ci permettono di avvicinarci a Lui con fiducia e speranza. Quanti problemi potremmo affidare a Dio per un giudizio equo e risolutivo, quando per la nostra povertà non sappiamo come risolverli!
Solo Dio potrebbe suggerire un’equa soluzione alle nostre situazioni più controverse. Basti pensare a quando siamo nel peccato: se, umili e pentiti, ci accostiamo alla Confessione, otteniamo il perdono e ritroviamo la gioia della sua amicizia. Anche in questi casi la divina giustizia coincide con la sua misericordia.

La questione in gioco

I DATI USA
Preti gay & abusi, nuovo studio, vecchie conferme

Un nuovo studio del Ruth Institute tende a dimostrare un'elevato tasso di correlazione tra la percentuale di omosessuali nel sacerdozio cattolico e l'incidenza degli abusi sessuali da parte del clero. La percentuale di uomini omosessuali nel sacerdozio è aumentata drasticamente accanto a segnalazioni di cattiva condotta presentate contro i preti dal 2010.




La katholische Weltanschauung

L'INTERVISTA/GERL-FALKOVITZ
"Il male della Chiesa oggi si chiama neo modernismo"

"La Chiesa sta rischiando di abbracciare il neo-modernismo. C’è il mainstream del relativismo, l’accettazione del soggettivismo etico, un credo nella libertà dell’io, la costruzione del proprio corpo o del proprio sesso per non dimenticare il nichilismo: la “morte” di Dio. Questi sono i picchi di una auto-invenzione che tende a una sorta di immortalità tecnica e digitale". Intervista alla filososa Gerl-Falkovitz, che riceverà il premio di Cultura Cattolica. Nel segno di Romano Guardini di cui è l'erede. 


                                     Gerl-Falkovitz

La Chiesa sta rischiando di abbracciare il neo-modernismo: non sappiamo come finirà, ma sappiamo che dobbiamo cercare anzitutto la verità, anche rivalutando l’intelletto e la filosofia della religione. Altrimenti coltiviamo “un amore sdentato” per gli altri e per il mondo, senza saper guardare con obiettività ai problemi del nostro tempo.

E’ il pensiero di Hanna-Barbara Gerl-Falkovitz, professore emerito di Filosofia delle Religioni e Scienze Religiose Comparate all’Università di Dresda. La studiosa tedesca riceverà venerdì 9 novembre a Bassano del Grappa il Premio Internazionale Medaglia d’oro al merito della Cultura Cattolica 2018 perché «propone alla cultura dell’Europa – leggiamo nella motivazione –  la katholische Weltanschauung (visione del mondo cattolica, ndr) quale criterio di vita personale e collettiva».

L’era del clero modernista

Roncalli e Bergoglio: analogie moderniste
(nel 60° dell’occupazione modernista della Chiesa Cattolica)



Con l’ascesa al Soglio Pontificio di Angelo Roncalli inizia l’era del clero modernista alla guida della Chiesa Cattolica, l’occupazione progressiva di tutte le sedi (università cattoliche, diocesi, seminari, ordini religiosi, stampa e TV cattoliche), in concomitanza con l’allontanamento sempre più spinto dalla fede cattolica bimillenaria.
Come non pensare a Sant’Atanasio ed alle vicende che lo videro protagonista all’epoca dell’eresia ariana?

Questa soluzione al Cristo non va..

Il sacerdote e il compromesso

Nessun uomo può servire due padroni. Ciò malgrado, il sacerdote tenta a volte di conciliare alla meno peggio il Simone e il Pietro che sono in lui. Ma questa soluzione al Cristo non va. Nel suo sacerdote non vi è posto per calcoli del più e del meno. Nostro Signore esige un amore smisurato, ma talvolta la nostra natura vuole il compromesso. Era questo spirito che il Signore aveva in mente quando esortò i suoi seguaci a non sentirsi paghi di aver fatto semplicemente quel che erano tenuti a fare.
[E se uno ti costringerà a fare un miglio, tu fanne con lui due – Mt 5, 41]