ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

mercoledì 10 gennaio 2018

Corvo elettronico?

Il ritorno dei corvi in Vaticano                  Una mail contro il direttore dello Ior

Nel testo finte scuse di Mammì per fatti pubblici e privati. Il mittente è ignoto

(Lapresse)

Un «corvo» vaticano ha posato il suo uovo elettronico avvelenato pochi giorni dopo Natale: una lunga, dettagliata email inviata a diciassette dipendenti del Governatorato e a due indirizzi della diocesi di Roma, che vuole essere un atto di accusa contro il direttore dello Ior, Gianfranco Mammì. La forma, riferisce chi ha avuto modo di scorrere la lettera, sarebbe quella di una «confessione» nella quale il dirigente bancario si scuserebbe per una serie di episodi, alcuni pubblici e altri molto privati, avvenuti durante la sua carriera: molti dei quali riguardano proprio la sua attività presso l’Istituto per le Opere di religione. Da quanto ha potuto verificare il Corriere, che ha cercato di contattare Mammì senza ricevere risposta, il direttore dello Ior ha già informato le autorità vaticane. E sembra che abbia negato qualunque responsabilità: non solo nella redazione dell’email ma a proposito del suo contenuto.

Last but non least

L'ULTIMA BLASFEMIA



Neochiesa, ultima blasfemia: l’Epifania dei Popoli. Affermare che noi possiamo conoscere Gesù sempre meglio, grazie al progredire della storia, è semplicemente una sciocchezza ed è una questione di fede, non di scienza 
di Francesco Lamendola   


  

Credevamo di sapere, noi cattolici retrogradi e reazionari, che cosa sia l’Epifania: vale a dire (dal greco antico) la manifestazione del Signore all’umanità, che si celebra il 6 gennaio, dodici giorni dopo il Natale, ricordando la visita dei Re Magi al Bambino Gesù. Ma non abbiamo tenuto conto delle vette sopraffine di aggiornamento teologico che può raggiungere la neochiesa, quando ci si mette d’impegno. Perché, come dice il padre carmelitano Giorgio Rossi (sulla rivista Il Carmelo oggi, Monza, n. di novembre 2012, p. 28):

Il Dogma cresce e si approfondisce : è vivo. Perché esprime ed approfondisce la persona di Gesù Cristo, la comprensione di Lui cresce lungo la storia. Noi conosciamo Gesù, ci adeguiamo al Cristo lungo i secoli; come Lui ha fatto con noi nel breve tempo del suo vivere come uomo tra gli uomini.

Tradotto in parole più semplici: i nostri nonni e i nostri padri, poverini, nella loro semplicità, credevano di adorare Gesù in spirito di verità, secondo l’insegnamento millenario della Chiesa; e credevamo che il Gesù da loro adorato fosse lo stesso che avevano adorato anche san Massimilano Kolbe, san Giovanni Bosco, il santo Curato d’Ars, sant’Alfonso Maria de’ Liguori, il beato Marco d’Aviano, santa Teresa d’Avila, san Giovanni della Croce, san Filippo Neri, san Francesco di Paola, santa Caterina da Siena, sant’Antonio di Padova, san Francesco d’Assisi, santa Chiara, san Domenico, san Tommaso d’Aquino, sant’Alberto Magno… Ma ci siamo sbagliati; la conoscenza e la comprensione di Gesù crescono col progresso dei tempi, girano con la ruota della storia: per cui il Gesù che conosciamo oggi, grazie alla neochiesa e ai neoteologi, è un Gesù più “vero”, più “vivo” di quello che conoscevano e adoravano tutti costoro, poiché noi siamo più moderni di loro; come dice il gesuita spagnolo Busto Saiz, ora abbiamo davanti a noi, grazie agli sforzi di aggiornamento e di approfondimento di questa neochiesa, un Gesù più credibile, mentre quello conosciuto e adorato in passato dalle generazioni di cattolici che ci hanno preceduti, era, evidentemente, meno credibile

Tenuia volant verba..at scripta manent!

Perché Ratzinger non è eretico. La parola alla difesa

L'attacco frontale alla teologia di Joseph Ratzinger/Benedetto XVI da parte di Enrico Maria Radaelli e Antonio Livi, di cui ha dato notizia a inizio d'anno Settimo Cielo, ha originato un dibattito molto vivace.
Radaelli e Livi accusano Ratzinger di aver reinterpretato la fede cristiana "con gli schemi concettuali propri del soggettivismo moderno, dal trascendentale di Kant all’idealismo dialettico di Hegel", con il risultato di invalidare proprio "la nozione base del cristianesimo, quella di fede nella rivelazione dei misteri soprannaturali da parte di Dio". A loro giudizio, infatti, nella teologia di Ratzinger "questa nozione risulta irrimediabilmente deformata dall’adozione dello schema kantiano dell’impossibilità di una conoscenza metafisica di Dio, il che comporta la negazione delle premesse razionali della fede".
A questa imputazione di sostanziale eresia, Settimo Cielo ha già ospitato una prima replica, a firma di Antonio Caragliu.
E ora eccone una seconda, scritta da un magistrato di Roma che è anche apprezzato autore di saggi di filosofia e teologia.

Auguri in modo sbagliato?

PEZZO GROSSO QUEST’ANNO NON HA FATTO GLI AUGURI PER LE FESTE. HA SEGUITO IL CONSIGLIO DEI SUOI AVVOCATI, PERCHÉ SE NO…

Vi sembrerà strano, ma Pezzo Grosso non m ha fatto gli auguri per le feste che abbiamo appena rimesso in armadio dopo l’Epifania. Non mi ha fatto gli auguri, di Natale, e neanche quelli di Capodanno. Mi sono stupito un poco, ma proprio ieri mi è giunta questa lettera che spiega tutto….
“Caro Tosatti, avrà notato che non le ho fatto gli auguri per natale e l’anno nuovo. C’è una ragione. I miei avvocati (penalista e civilista ) mi hanno scoraggiato dal farli secondo la formula che usavo (“un santo Natale …prospero, salutare e gioioso anno nuovo, ecc “), per eccessivo rischio di incorrere in punizioni grazie ai nuovi principi della Costituzione di prassi, vigente anche grazie al Pontefice massimo. (Come vede ho tolto “santo pontefice” per non incorrere nello stesso errore). I rischi di essere “incriminato” negli auguri tradizionali delle feste Cristiane, mi spiegano gli avvocati, sono infatti elevati. 

Chiodi di Paglia

  • DICHIARAZIONI CHOC

«Contraccezione? In certi casi è un dovere». Svolta in Vaticano

«Ci sono circostanze, mi riferisco ad Amoris laetitia capitolo VIII, che proprio per responsabilità richiedono la “contraccezione”». Se si voleva trovare una frase più chiara per spiegare il senso che viene dato al rinnovamento del paradigma della teologia morale sarebbe stato difficile. L’ha pronunciata don Maurizio Chiodi, teologo moralista e neo membro ordinario della Pontificia accademia della vita, recentemente rinnovata e retta da monsignor Vincenzo Paglia.
Chiodi è intervenuto lo scorso 14 dicembre alla Università Gregoriana di Roma nell’ambito di un ciclo di lezioni pubbliche in occasione dei cinquant’anni dell’enciclica di Paolo VI Humanae vitae (25 luglio 1968). Il titolo della relazione di Chiodi è molto chiaro: “Rileggere Humanae vitae (1968) a partire da Amoris Laetitia(2016)”, un titolo che a suo modo conferma le tante voci che vorrebbero in atto un progetto di rilettura dell’enciclica di Paolo VI in vista del suo cinquantenario.

martedì 9 gennaio 2018

C’è un senso in quello che sta avvenendo negli ultimi anni?

CHI E' IL PRETE ?


Si dice: un uomo di Dio. Certo: ma anche il monaco lo è così come la suora è una donna di Dio. Che cosa distingue il prete dal religioso? Riportiamo qui una riflessione di Antonio Cunial già vescovo di Vittorio Veneto 
di Francesco Lamendola  


Chi è il prete? Cosa attendersi da lui? Intendiamo: che cosa ci si può aspettare legittimamente?
Cominciamo da quello che il prete non è. Non è un sociologo, anzitutto: il suo compito non è quello di analizzare i fatti sociali o di offrire spiegazioni di carattere generale, anche se è ovvio che possiede una certa pratica, una certa esperienza in materia. Non è un sindacalista o un consulente del lavoro: non è affar suo difendere il salario minimo o il posto di lavoro dei suoi parrocchiani, per quanto sia logico e naturale che si senta partecipe dei loro problemi e che soffra con loro se versano nelle angustie. Non è un agitatore politico, tanto è vero che, per fare politica, ha bisogno di ottenere una speciale dispensa; e, anche se vi sono stati dei politici illustri che erano anche sacerdoti, come don Sturzo, resta il fatto che la politica non è, non può essere e non deve essere il normale campo d’azione del sacerdote; e ciò per una ragione ovvia: il prete è al servizio di tutti e non di alcuni, ma, se prende una esplicita posizione politica, inevitabilmente si identifica con quelli della sua parte e si separa dagli altri. Non è neppure uno psicologo: anche se si trova a dare consigli, qualora richiesto, e anche se i bisogni e i malesseri della mente non sono del tutto separabili da quelli dell’anima, si tratta pur sempre di due sfere distinte e di due prospettive differenti, l’una immanente, l’altra trascendente. Infine, va detto con estrema chiarezza che il prete non è il surrogato di alcuna figura della realtà profana: non può essere visto come un padre per l’orfano, tanto meno come un (quasi) marito per la vedova, e sia pure in senso spirituale; né come un assistente sociale per il povero o l’immigrato; e neppure, a maggior ragione, come un terapeuta o uno psichiatra per il depresso, per l’alcolista o per il tossicodipendente. Per ciascuno di costoro può essere un valido interlocutore, una specie di amico o di fratello maggiore, però evitando qualsiasi confusione di ruoli. Per tutte le problematiche specifiche di tipo puramente umano, ci sono i singoli specialisti: il prete non è chiamato a fare le loro veci, a colmare la loro assenza. Non può improvvisarsi tuttologo; e, per quanto bene intenzionato, deve stare attento a non provocare guai, cosa che accadrebbe se prendesse troppo sul serio la sua parte, in ambiti ove non ha una vera competenza.
Maestri cattolici: futuri educatori ecologici della neo chiesa?
“La civiltà cristiana non è più da inventare, e neppure la nuova città da erigere nelle nuvole. Essa è stata, essa è: è la civiltà cristiana, è la città cattolica. Non si tratta che di instaurarla e restaurarla senza sosta sulle sue fondamenta naturali e divine contro gli attacchi sempre rinnovati della malsana utopia, della rivolta e dell’empietà “. (san Pio X quando colpiva il ” Sillon ” nel 1910)
Fanno discutere – purtroppo – i tre punti del discorso dedicati dal santo Padre Francesco ai “Maestri Cattolici” per gli auguri di Nuovo Anno, qui il testo ufficiale. Vediamo i passaggi salienti:
Vorrei proporvi tre punti di riflessione e di impegno: la cultura dell’incontro, l’alleanza tra scuola e famiglia e l’educazione ecologica“.

E adesso, che cosa ci proponiamo di fare?

ORA BASTA E' TEMPO DI REAGIRE



Massoneria ecclesiastica? Ora basta leccarsi le ferite: è tempo di reagire. 4 parole con una suora "non nostalgica" che ha vissuto tutta la parabola della Chiesa: quel profondo senso di malinconia quasi di precarietà spirituale 
di Francesco Lamendola  

  

L’altro giorno ci è capitato di fare quattro parole con una vecchia suora – non proprio vecchia, diciamo un po’ oltre la mezza età; dovevamo accompagnarla a prendere il treno alla stazione più vicina, un tragitto di circa venti chilometri, e così c’è stato il tempo per una breve chiacchierata. Un po’ generica, forse, ma altamente istruttiva. Il discorso è caduto quasi immediatamente sulle “novità” e sui continui cambiamenti, per non usare altro vocabolario – né ci sarebbe parso il caso, data la condizione della nostra interlocutrice – introdotti dall’attuale (falso) pontefice e dalla sua coorte di falsi preti e vescovi modernisti, massoni e gnostici: tutte espressioni, dunque, che ci siamo guardati bene dall’adoperare, anzi, Bergoglio non l’abbiamo neppure nominato. Eppure, c’era un qualcosa di non detto che incombeva e che ha reso quella breve conversazione decisamente malinconica. Da parte nostra, eravamo più interessati ad ascoltare che a parlare: volevamo cogliere gli umori, lo stato d’animo di una suora di circa sessantacinque anni, che è suora da una buona quarantina d’anni, e che ha vissuto, dal convento e dagli asili materni nei quali ha prestato la sua opera, tutta la parabola dalla Chiesa di Pio XII, quella di prima del Concilio, ai nostri giorni, i giorni della neochiesa dilagante e spadroneggiante, quando non passano ventiquattro ore senza che un membro del neoclero non dia scandalo ai fedeli, contestando o sbeffeggiando questo o quell’aspetto della dottrina, della pastorale e della liturgia.