L'ULTIMA BLASFEMIA
Neochiesa, ultima blasfemia: l’Epifania dei Popoli. Affermare che noi possiamo conoscere Gesù sempre meglio, grazie al progredire della storia, è semplicemente una sciocchezza ed è una questione di fede, non di scienza
di Francesco Lamendola
Credevamo di sapere, noi cattolici retrogradi e reazionari, che cosa sia l’Epifania: vale a dire (dal greco antico) la manifestazione del Signore all’umanità, che si celebra il 6 gennaio, dodici giorni dopo il Natale, ricordando la visita dei Re Magi al Bambino Gesù. Ma non abbiamo tenuto conto delle vette sopraffine di aggiornamento teologico che può raggiungere la neochiesa, quando ci si mette d’impegno. Perché, come dice il padre carmelitano Giorgio Rossi (sulla rivista Il Carmelo oggi, Monza, n. di novembre 2012, p. 28):
Il Dogma cresce e si approfondisce : è vivo. Perché esprime ed approfondisce la persona di Gesù Cristo, la comprensione di Lui cresce lungo la storia. Noi conosciamo Gesù, ci adeguiamo al Cristo lungo i secoli; come Lui ha fatto con noi nel breve tempo del suo vivere come uomo tra gli uomini.
Tradotto in parole più semplici: i nostri nonni e i nostri padri, poverini, nella loro semplicità, credevano di adorare Gesù in spirito di verità, secondo l’insegnamento millenario della Chiesa; e credevamo che il Gesù da loro adorato fosse lo stesso che avevano adorato anche san Massimilano Kolbe, san Giovanni Bosco, il santo Curato d’Ars, sant’Alfonso Maria de’ Liguori, il beato Marco d’Aviano, santa Teresa d’Avila, san Giovanni della Croce, san Filippo Neri, san Francesco di Paola, santa Caterina da Siena, sant’Antonio di Padova, san Francesco d’Assisi, santa Chiara, san Domenico, san Tommaso d’Aquino, sant’Alberto Magno… Ma ci siamo sbagliati; la conoscenza e la comprensione di Gesù crescono col progresso dei tempi, girano con la ruota della storia: per cui il Gesù che conosciamo oggi, grazie alla neochiesa e ai neoteologi, è un Gesù più “vero”, più “vivo” di quello che conoscevano e adoravano tutti costoro, poiché noi siamo più moderni di loro; come dice il gesuita spagnolo Busto Saiz, ora abbiamo davanti a noi, grazie agli sforzi di aggiornamento e di approfondimento di questa neochiesa, un Gesù più credibile, mentre quello conosciuto e adorato in passato dalle generazioni di cattolici che ci hanno preceduti, era, evidentemente, meno credibile.