ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

domenica 27 marzo 2016

Il polveroso

Lutero, Cantalamessa, e la Resurrezione dal modernismo


L'ultima predica del venerdì santo 2016, pronunciata nella basilica di S. Pietro dal P. Raniero Cantalamessa, contiene affermazioni che feriscono profondamente il cuore dei buoni cristiani.
Si tratta di un'interpretazione falsa della dottrina della giustificazione di Lutero, ascrivendo allo stesso eresiarca un merito, quando invece il suo pensiero in materia è un grandissimo errore contro la Misericordia divina.

Il fine della vita cristiana

L'ACQUISTO DELLO SPIRITO SANTO

Il fine della vita cristiana per s. Serafino di Sarov è l’acquisto dello Spirito Santo. Il ritiro dal mondo la preghiera incessante e la contemplazione servono a predisporre l’anima per ricevere il dono della Grazia 
di Francesco Lamendola



Nato a Kursk, circa 300 km. a sud di Mosca, il 19 luglio 1859 e morto a Sarov il 2 gennaio 1833, san Serafino è probabilmente il più grande santo della Chiesa ortodossa russa (benché canonizzato solo nel 1903) e una delle figure più dolci e affascinanti di tutta la tradizione monastica cristiana. Nella iconografia devozionale egli è spesso rappresentato con degli animali selvatici, che gli si accostano come a un padre e ad un amico; in particolare, insieme a un orso, al quale egli porge da mangiare. Di quanti secoli è necessario tornare indietro, nella tradizione monastica dell’Occidente, per incontrare questa dimensione francescana di amore universale, di fratellanza con tutte le creature? La sensibilità ecologica di cui tanto si parla oggi, magari declinandola in senso cristiano, non è che il pallido e sbiadito riflesso d’una spiritualità nella quale cadono tutte le zavorre dell’ego, per cui l’anima, ansiosa solo di riunirsi a Dio, non può non sentirsi fraternamente unita a tutti i viventi, in un unico coro universale chiamato a cantare le Sue lodi. E quante lotte con il Diavolo ha dovuto sostenere san Serafino, fisicamente e moralmente, nel suo eremo in mezzo alla foresta!

Davanti al sepolcro

Meditazioni sulla Pasqua: "Non cercate tra i morti colui che è vivo"

Davanti al sepolcro, seduto sulla pietra che lo chiudeva, un angelo sconvolge le donne con un annuncio inaudito: “Il Crocifisso è risorto!”. Non dice Gesù è risorto, ma il “Crocifisso è risorto” (Mt 28,5s), accentuando il “modo” del suo supplizio, riservato a coloro che commettevano i delitti più infami. Questo il racconto di Matteo. Più articolata è la redazione di Giovanni. La domenica di Pasqua “di buon mattino, quand’era ancora buio”, Maria Maddalena si precipita al sepolcro e lo trova vuoto. Smarrita corre ad avvertire Pietro e Giovanni, che la seguono e verificano l’assenza di Gesù. Nel sepolcro ora ci sono solo le bende e il sudario. Il mistero di Cristo culminante nella Risurrezione prende forma. Maria però non torna con loro a casa, ma rimane lì a piangere.

Sembra di leggere di un’altra religione,

Abbiamo bisogno degli eremiti di una volta!

Si legga, nel giorno della crocifissione di Cristo, “Gli eremiti del deserto” (Quodlibet) in cui con stile piano e per nulla devozionale Ermanno Cavazzoni racconta le autopunizioni dei Santi che dimoravano solitari nei deserti di Egitto, Palestina e Siria.

In nome del nuovo...?

COMUNIONE SULLA MANO ?

    La Comunione sulla mano? Caro amico provo a spiegarti perché no. Ricevere la particola sulla mano significa fidarsi della retta intenzione del fedele come tutte le riforme pretende di passar sopra le obiezioni in nome del nuovo
di Francesco Lamendola  




Caro amico, nonostante la grandissima stima e l’affetto che ci uniscono, e la convergenza o la perfetta sintonia su tantissimi argomenti, e nonostante io ti abbia sempre sentito come un fratello maggiore, quando siamo venuti a parlare di questo argomento, è emersa fra noi una netta divergenza di vedute. Tu sei favorevole alla nuova usanza di ricevere la particola della Comunione  sulla mano; hai detto che, se un sacerdote non te la desse in questa forma, dopo due o tre volte cambieresti chiesa, perché ti sentiresti offeso nella tua dignità di cristiano. Dici di aver riflettuto molto su tale questione, fin da giovane, e che hai accolto con autentico sollievo la decisione della Chiesa di non somministrarla più direttamente sulla lingua dei fedeli; così come, del resto, hai accolto con piena soddisfazione l’abbandono del latino nella sacra liturgia della Messa, perché, dici, moltissimi fedeli non capivamo più quella lingua, non si rendevano conto delle formule che pronunciavano, e ciò – concludi - non era bello.

Il papa deve essere cattivo. O quantomeno severo".


Paolo Poli: "La Chiesa è l'unica cosa seria che abbiamo in Italia"


poli
Paolo Poli è morto a Roma di venerdì santo, come il buon ladrone. Aveva 86 anni. Attore e uomo grandissimo e geniale, ha calcato le scene fino all'ultimo, con prodigiosa vitalità.
Quella che segue è l'intervista raccolta da Aldo Cazzullo per il "Corriere della sera" del 26 aprile 2009, al compiere dei suoi ottant'anni.
Un autoritratto impareggiabile. E controcorrente.
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Gesù è e sarà sempre la misericordia stessa.

Capire la Sindone dagli usi funerari giudaici
La Sacra Sindone
La Sindone di Torino è una sindone funeraria ebraica di particolare pregio. Per comprendere meglio questo straordinario reperto essa deve dunque essere analizzata in relazione agli usi funerari giudaici, che qui ripercorriamo brevemente.
La prima operazione da compiere era chiudere occhi e mascella del defunto (quella dell'Uomo della Sindone era probabilmente già serrata, avendo il rigor mortis fissato il capo in posizione reclinata sul petto); a meno che il defunto non fosse morto di morte violenta (come l'Uomo della Sindone), nel qual caso il sangue non veniva rimosso ma anzi conservato e sepolto con il corpo (infatti la Sindone ne è intrisa), il corpo veniva di norma lavato con acqua; successivamente esso veniva unto con olii e profumi (sulla Sindone sono presenti tracce di aloe e mirra: Nicodemo portò alla tomba una grande quantità di una simile mistura, cfr. Gv 19,39, presumibilmente destinata in parte all'unzione della pietra ove fu composto Gesù, in parte all'unzione di corpo e Sindone e in parte infine a purificare l'aria); seguiva la deposizione nella tomba.

Il capro espiatorio

SULL'AGNELLO PASQUALE, IL PAPA DISSENTE DA GESÙ E DAL VANGELO

Un tormentone accompagna da anni la Pasqua: basta mangiare gli agnelli
Un tormentone accompagna da anni la Pasqua: basta mangiare gli agnelli. Anche Gesù lo mangiò nell'ultima cena, ma papa Francesco ha invitato «a sostituire la carne di agnello con menù alternativi» (27/3/2013). Da sempre gli italiani se ne fregano e continuano a gustarlo. Per fortuna: un costume che ancora unisce un popolo largamente scristianizzato nei valori della sua tradizione. La Pasqua è la festa dell'agnello. Non quello che, con formula inesatta, «toglie i peccati del mondo». Non li «toglie», in quanto la storia continuerà sino alla fine a esserne piena, ma «assume» (greco airéo, latino tollere) su di sé il peccato del mondo. Nel vangelo secondo Giovanni, 1, 29, si parla di peccato (amartía), non di peccati, come poi nella liturgia.